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La base segreta nel bosco

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Luca, il contraente della quattordicesima carta, La Temperanza, aveva una base segreta situata in mezzo al bosco di Regalo.

Essa era splendidamente mascherata da giardino segreto, nel quale il giovane coltivava erbe di ogni tipo, come il cumino, da utilizzare a scopo alchemico, per i suoi esperimenti personali che esulavano da quelli condotti da Jolly, il misterioso contraente de “La Luna” e suo rispettato maestro.

Per raggiungere questo luogo tranquillo, occorreva attraversare un preciso sentiero nel bosco verdeggiante, un sentiero tutt’altro che corto, passare attraverso una grotta scavata dal lavoro di sconosciuti minatori molti anni or sono, superare le trappole ingegnose che lui stesso aveva piazzato all’interno di essa, principalmente allo scopo di evitare che un certo individuo (Jolly, ovviamente) potesse trovare il prezioso rifugio e rubargli la materia prima.

 

Non ci poteva andare spesso, il buon Luca.

Quando gli era possibile liberarsi dai propri impegni come tutore e maggiordomo della signorina Felicità, quando anche Pace e Debito riuscivano ad assolvere ai loro doveri come leader delle rispettive squadre, Denari e Bastoni, si faceva accompagnare volentieri dagli amici d’infanzia, non tanto perché avesse bisogno della scorta per camminare nel bosco rigoglioso, ma perché si trattava di una consuetudine irrinunciabile che durava ormai da anni: essendo legati fin da piccoli, era naturale che i tre si spalleggiassero a vicenda nei momenti difficili e provassero a divertirsi in quelli più spensierati.

Luca li precedeva, mentre Pace e Debito lo seguivano.

Fecero lo stesso anche quando si unì a loro, a sorpresa, anche la sua pupilla, la sua amata Signorina.

«Ci siamo quasi», constatò Luca, dopo aver percorso un bel tratto nel bosco, con i raggi luminosi del sole che filtravano attraverso il tetto di foglie sopra di loro. Voltandosi e portando la mano sul cappello nero a tesa larga e con la fascia bianca, il ventinovenne moro dagli occhi violetti vide i tre fermarsi e respirare con affanno, in evidente stanchezza per la camminata appena fatta.

«Ci penso ogni anno: è troppo lontano!» si lamentò il buon Pace, approfittandone per sedersi al suolo erboso, riposare la schiena lungo il tronco rugoso di un albero, poggiare le valigie che si era portato dietro.

«Hai ragione. Anche se in questo modo riusciamo a farlo all’insaputa di Jolly, però…» proseguì Debito, appoggiato accanto a Pace, ma in piedi.

«A sua insaputa?» domandò curiosa Felicità, anche lei seduta sull’erba, con le braccia incrociate sopra le ginocchia, levando gli occhi verdi su Luca.

«Tu sai che io coltivo delle erbe per usarle in alchimia, nel cortile, vero?» le ricordò il giovane custode.

«», annuì la ragazza dai lunghi capelli rossi raccolti in due code laterali.

«Quella persona terribile le ha usate senza il mio permesso. In enorme quantità», la informò in tono grave Luca, tanto per sottolineare per l’ennesima volta il fatto indubbio che fosse meglio girare alla larga da Jolly, consigliere dell’Arcana Famiglia.

«Beh, lui crede che “Tutto quello che è tuo, è anche mio”», aggiunse Debito, annoiato.

 

Occuparono qualche minuto di pausa così, tacendo qualcosa fra le righe, facendo uno spuntino con i cannoli ricoperti di ricotta, acquistati dal goloso Pace nella migliore pasticceria di Regalo, ingelosendo Luca, soltanto perché Pace aveva inavvertitamente tolto un pizzico di panna dal naso della Signorina, prima di riprendere nuovamente la fine del sentiero verso la base segreta di Luca.

 

Felicità ignorava che, su suggerimento di Mama, il trio si era reso complice per mettere alla prova i due membri più giovani, all’incirca coetanei della Signorina, Libertà e Nova.

Dopo aver trascorso il tempo a raccogliere erbe alchemiche nel giardino segreto e ad ascoltare il resoconto di Nova e Libertà, dopo essersi messi tutti e sei in posa per una foto di gruppo scattata dalla macchina istantanea di Pace, quella camuffata da valigia, ognuno se ne tornò a casa ripercorrendo lo stesso sentiero suggestivo in mezzo alla natura incontaminata, agli alberi secolari disseminati in più punti verso il centro della loro bellissima Isola.

Felicità forse ne era inconsapevole, ma mentre procedeva insieme al pupillo di Dante e al cugino dai capelli blu, chiacchierando serena con loro, il suo tutore la osservava da dietro.

Non poteva fare a meno di pensare a quando era una bambina che dipendeva da lui, vedere quanto era cresciuta, quanto si stava facendo una bellissima ragazza, gli provocava un mix di nostalgia e orgoglio che lo commosse.

«Pace… Debito… Ojou-sama diventa sempre più indipendente: come farò quando non avrà più bisogno di me?» piagnucolò, incurante di essere un adulto, tamponandosi gli occhi con un fazzolettino candido estratto dal taschino della tenuta formale ed elegante.

«Bambina si allontanerà, è inevitabile», mormorò Debito alla sua sinistra, non si capiva se per consolarlo o per buttarlo giù.

«Non essere così pessimista, Luca. Ahah, non finirà così! Lei si affiderà comunque ai tuoi consigli, vedrai», commentò gioioso Pace, circondandogli la schiena con un braccio e facendo sorridere lievemente il contraente della Temperanza.

Quel futuro era ancora lontano, per fortuna. Felicità aveva solo sedici anni: ne aveva di tempo per maturare in una splendida donna, sempre più coraggiosa e saggia.

 

°°

840 parole.

Settima settimana, Missione 2, Prompt “Bosco”.

Mi sono ispirata all’episodio 7 dell’anime e ho immaginato un missing moment finale.