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My Mother in This Time

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Peter aveva chiuso gli occhi, concentrandosi per cercare di sentire il battito di Guy e all’improvviso, quando ormai aveva iniziato a perdere le speranze, lo sentì, forte e regolare sotto le sue dita.
Seth, in compenso doveva aver smesso di piangere perché non sentiva più i suoi singhiozzi, né il respiro affannoso di Robin provenire dal letto accanto, né i movimenti nervosi di Allan.
Nella stanza c’era silenzio e lui poteva distinguere chiaramente le pulsazioni del cuore di Guy.
L’archeologo riaprì gli occhi e sussultò nel rendersi conto che non si trovava più a Locksley, ma nella stanza degli ospiti di casa sua. Guy era steso sul letto e lo stava fissando, ugualmente sorpreso.
- Siamo tornati! - Esclamò Guy, cercando di alzarsi a sedere, ma Peter lo fermò.
- Ti sei svegliato! Per qualche attimo ho creduto che fossi morto, Allan ha detto che non respiravi! Come stai? Resta giù, lasciami controllare la ferita!
Prima che Guy potesse opporsi, Peter gli spostò gli abiti per esaminare la cicatrice e respirò di sollievo nel vedere che, anche se la camicia era ancora macchiata di sangue, la vecchia ferita non sanguinava più e sembrava perfettamente normale.
- Sto bene. Ma cosa è successo? Stavo parlando con Allan, poi non ricordo più niente…
Prima che Peter potesse rispondere, i due uomini si pietrificarono nel sentir bussare e un attimo dopo la porta si aprì.
- Guy? Come ti senti? Mi spiace di averti perso di vista dopo lo spettacolo, ma...
- Alicia! - Gridò Guy, vedendo la donna ferma sulla soglia e balzò giù dal letto, raggiungendola in pochi passi per stringerla tra le braccia. Un momento dopo anche Peter la stava abbracciando e la dottoressa si sorprese nel notare che entrambi gli uomini stavano piangendo.

- Quindi io ero sparita? E voi siete finiti entrambi nel passato?
Alicia mise due tazze di cioccolata calda davanti a Guy e a Peter e ne prese una terza per sé. I due uomini erano ancora scossi per la loro avventura nel dodicesimo secolo, mentre lei si era agitata nel sentire ciò che le avevano raccontato.
Prima di sedere al tavolo fece una carezza sulla guancia di Guy e prese e tenne stretta la mano del marito.
- Ora stai bene, Guy? Quella camicia era piena di sangue…
Gisborne annuì.
- Da quando siamo tornati mi sono sentito subito meglio. Anche quel senso di angoscia che mi opprimeva è scomparso, ora va tutto bene. - Guy le sorrise. - Te l’ho sempre detto: ti devo la vita. Oggi abbiamo avuto la prova che è proprio vero. Senza di te saremmo tutti perduti.
- Io forse non ti devo la vita, - intervenne Peter, guardandola, - ma se tu non ci fossi sarei comunque perduto.
Alicia arrossì un po’ e sorrise con calore ad entrambi.
- Su, ora smettetela di fare i sentimentali o mi farete commuovere di nuovo. E per quello che mi riguarda oggi abbiamo già pianto abbastanza. Guy, mi dai una mano a preparare la cena? È vero che abbiamo appena finito di bere la cioccolata, ma per stasera vorrei preparare qualcosa di speciale per festeggiare.
- Posso aiutare anche io? - Chiese Peter e Alicia scosse la testa e si avvicinò a lui per dargli un bacio.
- Meglio di no, caro. Siamo sopravvissuti alla mia sparizione, evitiamo di dare fuoco alla cucina, almeno per oggi.
- È successo una sola volta. - Ribatté Peter. - E poi quell’altra volta avevo solo dimenticato di chiudere il rubinetto dell’acqua… Ma poi ho asciugato io! E il pane bruciato non conta, quella era colpa del tostapane… - L’archeologo si interruppe con un sorriso imbarazzato. - Va bene, forse è meglio che resti a guardare. Ma non voglio perderti di vista nemmeno per un attimo.

Miriam sorrise a Guy, uscendo dalla camera dei bambini e raggiungendolo sul divano. Guy si spostò per farle posto e Miriam si rannicchiò accanto a lui, appoggiando la testa sulla sua spalla e sollevando una mano a giocherellare con i capelli del marito.
- Finalmente si sono addormentati. Erano stanchi, ma anche così contenti di rivederti.
- Mai quanto me. - Sussurò Guy, attirandola ancora più vicina.
- Sei uno sciocco, perché non mi hai detto nulla? Se avessi saputo come ti sentivi avrei rimandato il nostro viaggio oppure non sarei partita affatto. Quando mi hai raccontato quello che è successo sono quasi morta di paura.
Guy non le disse che secondo Peter lui era proprio morto per qualche attimo, prima che le cose si sistemassero facendoli ritornare nel presente.
- Non volevo farti preoccupare per qualcosa che poteva essere solo una mia fantasia. Prima volevo che Alicia mi visitasse.
- Sciocco lo stesso. Se qualcosa ti preoccupa vorrei saperlo, anche se è solo una stupidaggine. E in questo caso non lo era. Come sta Peter? È rimasto sconvolto dalla vostra avventura?
Guy ridacchiò.
- Credo che lui l’abbia presa meglio di me a dire il vero. Ha già scritto un articolo molto dettagliato sui cardini delle finestre del dodicesimo secolo e pare che gli sia riuscito talmente bene che verrà pubblicato su una delle riviste di archeologia più importanti. Alicia è molto fiera di lui.
- E tu? Tu come stai?
- Io cerco di non pensare a quello che sarebbe potuto succedere. - Guy sospirò. - Ma continuo a pensare ad Allan.
Miriam lo baciò sul collo.
- Deve essere difficile per lui.
Guy annuì.
- Continuo a chiedermi se ho fatto bene a dirgli la verità, se non sarebbe stato possibile convincerlo a cambiare vita anche senza dirgli tutto…
- Forse. O forse no, non puoi saperlo. Continuare a tormentarti non serve a nulla e comunque alla fine ha funzionato.
- Però mi chiedo cosa farà ora…
- Forse Robin te lo farà sapere in qualche modo.
Guy annuì.
- Devo chiedere a Peter se ha trovato qualche messaggio nuovo nella cripta.
- Potrai farlo sabato prossimo visto che Alicia e Peter ci hanno invitato a cena, ma ora sai cosa ti aspetta, vero? - Miriam lo guardò, divertita.
- Oh, no.
- Sì invece. Stasera tocca a me scegliere il film da vedere.
- Non un horror, almeno.
Miriam sorrise, impossessandosi del telecomando.
- Per quanto sia divertente vederti sussultare a ogni scena, credo che negli ultimi giorni tu abbia già avuto abbastanza emozioni. Penso proprio che oggi dovrai accontentarti di qualcosa di terribilmente romantico e sdolcinato.
Guy alzò gli occhi al cielo con aria rassegnata, strappando una risatina a Miriam, ma la ragazza sapeva benissimo che probabilmente Guy sarebbe stato il primo a commuoversi, anche se avrebbe cercato di fare finta di niente.

Alicia sorrise nel sentire il suono del campanello e si affrettò ad aprire la porta. Salutò Miriam con affetto, ma si sentì perfettamente felice solo dopo aver visto che Guy sembrava essere sereno e in buona salute.
Gisborne la abbracciò e si chinò per permetterle di baciarlo sulla guancia e Alicia sentì che il suo affetto era pienamente ricambiato, che Guy era altrettanto felice e sollevato nel vederla.
Non potrei volergli più bene di così se fosse davvero mio figlio. Pensò, commossa.
- Grazie per averci invitati. - Disse Miriam, e Alicia le sorrise.
- Lo sapete che siete sempre i benvenuti, ma stavolta è stato Peter a chiedermi di organizzare questa cena. - La dottoressa abbassò la voce, divertita. - Credo che voglia parlare con Guy della loro avventura nel passato, ma non sono sicura di cosa abbia in mente, è stato piuttosto misterioso per tutta la settimana. O almeno ci ha provato, si vede lontano un miglio che ha qualche segreto.
Guy si chiese se l’archeologo avesse trovato qualche messaggio da parte di Robin, ma quando Peter li raggiunse a tavola si limitò a chiedere notizie dei bambini di Guy e Miriam e a parlare della prossima pubblicazione del suo articolo.
Ogni tanto Alicia lanciava uno sguardo incuriosito al marito, ma fu solo al termine della cena che Peter si alzò in piedi, schiarendosi la voce.
- C’è un motivo se ho chiesto ad Alicia di invitarvi oggi, - cominciò, un po’ impacciato come sempre quando si trovava al centro dell’attenzione, - ci sono alcune cose che dovete sapere.
- Hai notizie da parte di Robin? - Lo interruppe Guy, ansiosamente e Peter annuì, allontanandosi dal tavolo per un attimo per prendere una cartellina dalla scrivania. La aprì per estrarne una foto e la porse a Guy.
- C’è una nuova iscrizione. Robin sta bene, ma non ha notizie di Allan. È andato via da Locksley senza salutare nessuno e non lo hanno più visto da nessuna parte.
Gisborne prese la foto e guardò i segni incisi nella roccia per qualche secondo.
- Ha mantenuto la sua promessa… - Disse, rattristato. - Allan è andato via per non rischiare di influenzare gli eventi futuri. Mi chiedo cosa ne sarà di lui, ma probabilmente non lo sapremo mai.
Miriam gli prese una mano per confortarlo e anche Alicia cercò di incoraggiarlo.
- Forse no, caro, - disse la dottoressa, - ma almeno sai cosa non gli è successo. Non è morto in quel modo tanto triste, ucciso dallo sceriffo e abbandonato dai suoi amici. Forse dovrà vivere una vita solitaria, ma è sempre meglio di morire così.
Guy annuì, non del tutto convinto, ma grato del supporto delle due donne e riconoscente ad Allan per il suo sacrificio.
Peter tornò a schiarirsi la voce.
- C’è un’altra cosa che dovete vedere. Anche tu, Alicia.
L’archeologo prese un altro plico dalla cartellina e lo mise sul tavolo. Gli altri lo guardarono, perplessi.
- Cos’è? - Chiese Alicia, fissando la prima pagina. - Sembrano analisi di laboratorio…
- Questo è un test del DNA per cercare legami di parentela, come quello che abbiamo usato per trovare i resti di Isabella, Guy.
Gisborne lo guardò, senza capire perché Peter avesse fatto fare un altro di quegli esami se avevano già identificato le ossa di sua sorella tanti anni prima.
- Di chi sono questi esami, Peter? - Chiese Alicia. - E perché li hai fatti eseguire?
- Avevo un sospetto e volevo capire se era solo un’ipotesi infondata oppure no. Guy mi ha sempre raccontato che nei suoi precedenti viaggi nel passato, lui è ritornato nel presente non appena il problema che lo aveva portato indietro nel tempo era stato risolto in qualche modo.
- Non sempre, - intervenne Guy, - l’ultima volta non sono tornato indietro subito, dopo aver salvato Annie e i bambini ho avuto il tempo di passare una notte a Locksley, di parlare con Seth…
- Forse perché era necessario che parlassi con tuo figlio, forse eri lì anche per quello. Però stavolta la situazione era diversa, anche dopo aver ottenuto la promessa di Allan, la situazione non è cambiata, anzi è peggiorata. La tua ferita continuava a sanguinare e hai smesso di respirare: eri morto, Guy, per fortuna è stato solo per qualche attimo, ma eri morto.
Miriam sussultò, girandosi di scatto a guardare il marito.
- Questo non me lo avevi detto!
Guy le rivolse un sorriso di scusa.
- Non volevo farti preoccupare visto che ora sto bene.
- Guy, se ti succede qualcosa io voglio saperlo. - Miriam aveva parlato in tono severo, ma aveva stretto di più la sua mano intorno a quella di Guy, terrorizzata al pensiero di aver rischiato di perderlo.
- In ogni caso, - continuò Peter, attirando di nuovo l’attenzione degli altri tre, - era strano. Allan era sincero quando aveva giurato di cambiare vita. Io spesso non sono bravo a capire la gente, ma di questo sono sicuro: quel giovane è davvero legato a te, Guy, ed era pronto a fare quello che gli avevi chiesto. Ma la sua decisione non ha cambiato nulla. Poi, quando tutto sembrava perduto, siamo tornati al presente e da allora non ho fatto altro che chiedermene il motivo. Ma è stato solo qualche giorno dopo, quando mi è capitato di sfogliare uno dei vecchi libri di Alicia, che ho avuto un’intuizione.
- Cosa c’entrano i miei vecchi libri? - Chiese Alicia, sempre più confusa e Peter prese una raccolta di fiabe dalla libreria, aprendolo alla prima pagina e indicando il nome scritto a matita sul frontespizio in una calligrafia infantile.
- Vedete? “Alicia Little.”
- E allora? Quando ero piccola scrivevo sempre il mio nome sui libri che mi regalavano…
- Guy, hai detto che tuo figlio vive con sua madre e con un padre adottivo.
- Sì, Annie ha sposato Little John… - Guy si interruppe e lanciò uno sguardo sorpreso a Peter.
L’altro annuì.
- Esatto. Little John. John Little. Ora guardate queste analisi: i campioni non evidenziano legami di parentela diretta tra i due soggetti, ma hanno molti tratti in comune.
- Cosa significa? - Chiese Miriam, confusa.
- Che la persona a cui appartiene il primo campione è molto probabilmente un antenato della persona da cui ho preso il secondo. In questo caso Guy e Alicia.
Gli altri tre lo fissarono, sconcertati.
- Vuoi dire che Seth ha avuto dei figli e poi dei nipoti e anche loro hanno avuto altri figli fino ad arrivare ad Alicia? - Chiese Guy, quasi incredulo, e Peter annuì.
- Credo proprio di sì. Ci ho pensato a lungo: siamo tornati nel presente non appena Seth ha detto che avrebbe chiesto scusa a una delle sue amiche dell’orfanotrofio. Poco prima avevo sentito parlare Marian e Annie: una delle bambine stava pensando di andare a servizio da una nobildonna di loro conoscenza. Più tardi Seth mi ha detto che in realtà Lyssa, la sua amica, voleva andare via perché era in collera con lui e Seth per orgoglio si rifiutava di scusarsi. Se lo avesse fatto, se fosse andata a lavorare lontano dall’orfanotrofio, probabilmente si sarebbero persi di vista. Così invece, se Seth si è scusato, lei è rimasta e devono essersi innamorati, col tempo.
Alicia guardò Guy, commossa.
- Da quando ti conosco ho sempre pensato che avrei potuto essere quasi tua madre, e invece ora pare che io sia una tua pronipote…
- No Alicia, non quasi una madre… In questo tempo tu sei mia madre, o almeno è così che ti considero… - Disse Guy, serio, e Alicia lo abbracciò stretto, nascondendo le lacrime contro il suo petto.
Lo stava ancora abbracciando, quando lo sentì sussultare.
- Cosa c’è, Guy?
- Ma se è così, se tutto dipendeva dalla decisione di Seth, allora tutto quello che ho detto ad Allan… Ho sconvolto la sua vita senza che fosse necessario! Cosa ne sarà di lui, ora?!
- Non potevi saperlo e comunque quello che gli hai detto ha senso lo stesso.
- L’ho condannato a un’esistenza di solitudine…
- No. Tu e Robin gli avete salvato la vita e poi, da quello che mi hai raccontato, la sua vita era pericolosa, con il suo comportamento avrebbe rischiato di fare una brutta fine… Forse lo hai salvato per la seconda volta, invece.

Allan chiuse gli occhi e per un momento si trovò a desiderare di tornare indietro, di potersi sedere davanti al camino di Locksley e stare in compagnia dei suoi amici, ma sapeva di non poterlo fare.
Non li vedrò mai più. Pensò. Ma dopotutto l’alternativa sarebbe peggiore.
Anche se aveva paura di quel nuovo inizio, e ne aveva, era comunque un’opportunità di ricominciare, di costruirsi una nuova vita in un luogo dove nessuno sapeva che lui era stato un fuorilegge, dove poteva essere una persona nuova.
Riaprì gli occhi, li sollevò a guardare il cielo e seguì con gli occhi l’oggetto che lo solcava, lasciando dietro di sé una scia bianca, poi li riabbassò, guardandosi intorno.
Beh, Giz non è mai stato un bugiardo. Parlando del suo tempo non ha esagerato nemmeno un po’.
E per fortuna Guy gli aveva raccontato qualcosa del luogo in cui viveva, altrimenti quando Allan si era ritrovato in quel posto sconosciuto, ne sarebbe rimasto completamente terrorizzato. Ma quando aveva visto i veicoli volanti che attraversavano il il cielo, aveva capito di aver viaggiato nel tempo anche lui, di aver raggiunto il posto che Gisborne chiamava casa.
Osservò il luogo che lo circondava, i carri senza cavalli che sfrecciavano lungo le strade, le luci e i colori a cui non era abituato e l’abbigliamento della gente così strano rispetto agli abiti del suo tempo. Abbigliamento che aveva i suoi vantaggi, riflettè, osservando la gonna corta di una ragazza e distogliendo subito lo sguardo per evitare problemi.
C’erano anche molte scritte, praticamente ovunque, e Allan pensò con un sospiro che avrebbe dovuto esercitarsi a leggere e a scrivere. Di certo c’era molto da imparare se voleva vivere in quel posto.
Quel pensiero lo sorprese e Allan si rese conto che l’idea non gli dispiaceva poi così tanto: secondo Guy, la Nottingham del futuro aveva molti vantaggi e lì non avrebbe rischiato di cambiare il corso degli eventi.
Sono già nel futuro, qualsiasi cosa io faccia non metterà in pericolo i miei amici. Forse prima o poi potrei anche avere una famiglia…
Ma per quello c’era tempo.
Sorrise tra sé e fermò un passante.
- Sto cercando una persona, si chiama Guy di Gisborne...