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I'll chase you across one hundred lifetimes

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Una vita normale.

A Jason non sembra di star chiedendo la luna, ok?, semplicemente una vita in cui non deve stare costantemente a guardarsi le spalle o a temere per la vita dei suoi cari o a correre dietro licantropi, animali mannari di ogni sorta e creature assetate del suo sangue. Ovviamente, però, le cose non vanno mai come uno crede - o magari semplicemente spera -, perché come si può anche solo pensare che Jason Grace abbia il diritto di condurre una vita libera dal sovrannaturale? Meglio sincerarsi che non uno, bensì entrambi i suoi fidanzati siano lupi mannari.

Grazie, universo.

– Di chi è stata l'idea di aspettare Halloween per rivelarmelo?

Nico sembra terribilmente offeso che stia anche solo suggerendo sia colpa sua, o forse sta fraintendendo la sua espressione - difficile giudicare, con tutte quelle zanne di mezzo. Percy, dal canto suo, ha la decenza di sembrare imbarazzato, ma Jason non può rimanere arrabbiato con lui se continua a scodinzolare. Sente che questa faccenda gli farà venire un'aneurisma.

– Fatemi capire, stiamo insieme da tre mesi e voi decidete, di comune accordo, – Jason sa che Nico sta alzando gli occhi al cielo, anche se non può dirlo con certezza perché la creatura che ha davanti non ha le pupille, diamine, – di irrompere nella mia stanza trasformati, nella speranza che io capisca al volo che i miei fidanzati sono licantropi e non che, magari, qualche mostro uscito da chissà quale inferno sia venuto ad uccidermi, visto che non capita mai, in questa città-

– Wendigo.

Jason si ritrova ad aprire la bocca solo per poi richiuderla, confuso dall'interruzione; nota che la faccia di Nico è tornata alla normalità, ma lui continua a vedere le pupille vuote e il pallore spettrale. Si schiarisce la gola e riprova, cercando di mantenere la calma: – Wendigo?

– Non sono un licantropo, sono un wendigo, – ripete, come se questo servisse a schiarire le idee a Jason, che continua a guardarlo come se gli fosse spuntato un terzo occhio, il che irrita Nico moltissimo, anche se non saprebbe spiegare il perché. Riesce ancora a limitarsi agli artigli e alle zanne, grazie tante. – Non perdo il controllo con la luna piena, non tendo a vivere in branco, e a quanto ne so non esistono diverse tipologie di wendigo, come invece succede nei licantropi –, snocciola, evitando il suo sguardo, come se stesse nascondendo qualcosa.

– E una volta al mese ha bisogno di carne umana – conclude Percy, con una scrollata di spalle. Nico praticamente sobbalza, preso alla sprovvista; è chiaro che cercasse di evitare l'argomento, ma Percy non sembra aver recepito il messaggio. – C'è un ragazzo, Will, che lavora all'obitorio, ci dà una mano lui –, aggiunge, con nonchalance, ma l'espressione sul suo viso tradisce la calma che affetta: è dura, decisa, quasi lo stesse sfidando ad avere qualcosa in contrario. Nico sta fissando un punto imprecisato sul muro, completamente teso e pronto a scappare, ora che il suo segreto è stato rivelato.

Jason vorrebbe poter dire di non aver esitato a credergli, neanche in quel momento, ma mentirebbe a se stesso: il problema con la bussola morale di Percy è che non punta sempre al nord, se di mezzo ci sono persone a lui care, e Jason non è più tanto sicuro che l'omicidio rientri nella lista dei tabù. Considerando tutte le volte in cui è stato salvato da una creatura che solamente ora ha scoperto essere il suo ragazzo, tende a pensare che l'omicidio, per Percy, sia giustificabile. Nico, dal canto suo, non può fare a meno di nutrirsi, e Jason non è sicuro che potrebbe controllarsi, se spinto al limite. Il pensiero lo inquieta da morire.

Alla fine, a sciogliere l'impasse che si è creata ci pensa il cellulare di Percy, squillando. Percy controlla il nome sullo schermo e si porta il telefono all'orecchio, distogliendo lo sguardo dal suo. – Pronto, Ann– tenta di dire, ma le urla e il caos provenienti dall'altro capo della linea lo interrompono. Percy resta al telefono per qualche altro secondo e poi attacca, mettendosi velocemente il telefono in tasca. – È Annabeth, un Alfa sta dando la caccia a lei e a Piper –, comunica a Nico, che impreca ad alta voce ed esce correndo dalla stanza. Percy fa per seguirlo, ma Jason gli afferra un polso. – Aspetta.

Percy si ferma di colpo e si gira a guardarlo, sorpreso, quasi si fosse dimenticato fosse lì. Sul suo viso c'è l'espressione decisa di chi è pronto a tutto pur di proteggere i propri amici, oscurata però da una punta di preoccupazione. Jason valuta rapidamente le sue opzioni, e prende la sua racchetta da lacrosse dalla borsa. – Vengo anch'io.

Percy annuisce e un po' di tensione sembra abbandonarlo, sollevato di aver risolto almeno uno dei suoi problemi; poi Nico lo chiama dal fondo delle scale, ricordandogli che hanno questioni un po' più serie a cui pensare.

– Andiamo –, dice, uscendo dalla sua camera. Jason afferra più saldamente la racchetta tra le mani e lo segue.