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I'll chase you across one hundred lifetimes

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Mai giudicare un libro dalla copertina, diceva sempre sua madre. Le cose che pensiamo a primo impatto raramente si rivelano corrette, aggiungeva, come se questo chiudesse la questione.
Non è che Bianca non sia d'accordo con il concetto, ma è abbastanza convinta che le persone si vestano con la consapevolezza di dare una certa immagine di sé, quindi in un certo senso si deve giudicare questa proverbiale copertina. Che poi si fidi del proprio spirito di osservazione per confutare suddette impressioni è un altro conto.

Prendiamo, ad esempio, la sua vicina di posto: ha i capelli corti e neri, sparati in tutte le direzioni,un numero indefinito di piercing (cinque solo nella parte del viso che riesce a vedere) e un giacchetto di pelle sdrucito, troppo lungo per lei, che le copre quasi completamente le mani; le unghie di quella sinistra, corte e spezzate, stanno arpionando un bracciolo ferocemente, mentre l'altra tamburella nervosamente sulla coscia.

In generale, tutto di lei, dai vestiti all'atteggiamento, grida dura. Il terrore e l'ansia sulla sua faccia, beh, un po' meno.

– Stai bene?

La ragazza si gira di scatto e le lancia quella che non definirebbe proprio un'occhiataccia, ma uno sguardo che comunque non nasconde totalmente la sua irritazione per la domanda stupida. – No –, taglia corto, e non aggiunge altro, tornando a fissare l'hostess che illustra le procedure da seguire in caso di ammaraggio. Rassicurante.

– Hai paura di volare?

Ecco, questa è un'occhiataccia. A Bianca viene da ridere, ma non crede che sarebbe gentile, né che la sua vicina la prenderebbe bene.

– Io non ho–, prova a dire la ragazza, ma l'aereo sceglie quel momento per iniziare a muoversi, e la poveretta si irrigidisce e adocchia le uscite di emergenza, come se fosse ad un passo dalla fuga.

– Se vuoi puoi tenermi la mano –, offre Bianca, allacciandosi la cintura di sicurezza. La ragazza sembra ponderare l'offerta per qualche secondo, sempre più nel panico ora che le hostess stanno tornando ai loro posti, pronte al decollo.

– Ok –, cede, allentando la presa ferrea che ha su uno dei braccioli per afferrarle la mano; è completamente fradicia di sudore, e Bianca non riesce a nascondere una piccola smorfia di disgusto. – Scusa –, bofonchia la ragazza, a disagio, ma non sa se sia per il sudore o per il fatto che le stia frantumando le falangi con la sua stretta, ora che l'areo sta prendendo velocità.

– Io sono Bianca, comunque.

La ragazza chiude gli occhi e cerca di diventare tutt'uno con il sedile: – Talia.

 

-

 

Talia, impara, ha venti anni, un padre pilota e la peggior acrofobia che abbia mai visto; ha otto piercing, di cui sei alle orecchie, e il giacchetto era di suo nonno, arrivato a lei attraverso la madre. Sta tornando a casa dopo una vacanza all'insegna del trekking e del campeggio, il che spiega le unghie spezzate. L'aspettano il fratello, Jason, e la coinquilina-barra-ragazza-del-suddetto, Piper.

– Piper è... Piper – ride, mostrandole una foto sua e di suo fratello mentre montano una tenda. – Ci sa fare con le parole, può convincerti a fare qualsiasi cosa. Mi ha quasi portato a fare bunjee-jumping.

Bianca scoppia a ridere, incredula, senza riuscire a controllarsi. Talia le scocca un sorriso d'intesa. – Pazzesco, lo so.

Bianca si sta asciugando le lacrime ed è procinto di scusarsi, quando l'aereo comincia a sussultare. Talia, d'istinto, si aggrappa al suo avambraccio, affondando le dita nella sua carne. Bianca si lascia sfuggire un gemito di dolore e la stretta passa da insopportabile a meramente dolorosa.

– Si avvisano i signori passeggeri che stiamo attraversando una turbolenza –, dichiara affabile il capitano, ignaro di aver mandato al diavolo tutto il lavoro di Bianca; Talia ha di nuovo i nervi a fior di pelle, ma ha anche assunto una sfumatura verdastra, le labbra bianche dallo sforzo di tenerle chiuse. Non promette niente di buono.

– Scus– riesce a dire Talia, prima di piegarsi in due e vomitare l'anima. Bianca è tentata di fare altrettanto, a vedere lo stato delle sue scarpe.

Ancora otto lunghissime ore di volo.