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/flo·ri·lè·gio/

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Piper spalanca la porta della cabina e corre dentro, fradicia dalla testa ai piedi; Mitchell solleva lo sguardo dal suo libro e osserva la pozzanghera che si sta formando sotto i suoi piedi: – è il giorno dell'ispezione, dovresti asciugare a terra.
Piper lo rassicura che sì, lo farà, ma prima pensa bene di strizzarsi i capelli, bagnando ancora di più il pavimento. Mitchell sospira e si alza per andare a prendere uno straccio, lanciando un'occhiata fuori dalla finestra: è scoppiato un bel acquazzone estivo, vede diversi ragazzi correre in giro alla ricerca di un riparo dalla pioggia scrosciante.

Quando ritorna dallo sgabuzzino in cui tengono il materiale per pulire, Piper è dove l'ha lasciata, gocciolante e sorridente, intenta ad osservare il temporale attraverso la porta, che è rimasta aperta.

– Tieni –, dice Mitchell, passandogli una pezza asciutta. Piper ringrazia e si china a poggiare lo straccio sulla pozza, asciugando sommariamente a terra, prima di incamminarsi verso il bagno. Mitchell prova a non fare caso alle impronte che sta lasciando per tutta la stanza.

– Meno male che sono rimasto dentro la cabina, oggi, non sopporterei la sensazione dei vestiti bagnati addosso.

Piper ride, tentando di rimanere in equilibrio su una gamba sola mentre tenta di slacciarsi uno scarponcino. – Non ti sei mai fatto i gavettoni?

Mitchell storce il naso al solo pensiero. – No, mai.

Piper si blocca, una scarpa abbandonata a terra accanto a lei. – Buttato in piscina vestito? Innaffiato da una macchina sul marciapiede? – chiede, sempre più sorpresa ad ogni risposta negativa. Mitchell la vede infilarsi nuovamente una scarpa, l'espressione determinata. – Dobbiamo rimediare.

Mitchell vorrebbe tanto dirle di non disturbarsi, ma Piper gli ha già afferrato un polso e lo sta trascinando fuori, dove viene investito da una pioggia torrenziale. – Piper!

Piper ride e continua a correre, in direzione del lago, ma Mitchell pianta i piedi, rischiando di farli cadere nel fango. – Mi accontento della pioggia, grazie – le dice, stizzito, e Piper gli lascia andare il polso, portando i palmi delle mani verso l'alto, per offrire una superficie dove schiantarsi alle gocce d'acqua. – Non è una bella sensazione?

Mitchell vorrebbe tanto poter dire che no, non è una bella sensazione per nulla, grazie tante, ma la pioggia è fresca sulla sua pelle, e il rumore che fa battendo a terra, unito alle risate e agli schiamazzi dei campeggiatori, è cadenzato, rilassante; sul limitare del bosco riesce a vedere le ninfe uscire dai propri alberi, e le Naiadi rompere la superficie del laghetto delle canoe. Non sarebbe un figlio di Afrodite, se non riuscisse a cogliere la bellezza in tutto questo.

– Sì –, ammette, sorridendo. – Sì, lo è.