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The Sunset of Solheim

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Per quanto Shiva sapesse di doversi concentrare e affrontare le discussioni sul futuro di Eos con gli altri Siderei, non poté far niente per impedire alla sua mente di cristallizzarsi sul presente, permettendole di prestare attenzione solo ed esclusivamente a suo figlio.

Tentava di memorizzare ogni singolo aspetto del neonato. Dalle piccole smorfie, ai vagiti, fino ai suoi occhi che, pur non avendo ancora trovato il loro colore definitivo, sembravano variare dal lievissimo lillà al ghiaccio a seconda della luce. Shiva adorava giocare con le sue manine, gli sfiorava il nasino e la testa ricoperta da una fine e morbida lanugine chiara come la luna, lo cullava dolcemente e gli parlava con voce sommessa, raccontandogli del padre e di quanto fosse stato importante per lei. Gli ripeteva che lo amava come se quelle parole potessero essere seriamente comprese dal neonato. Erano attimi importanti, legati a quel lungo addio che faticava ad affrontare ma che, prima o poi, sarebbe giunto segnando la fine di quei momenti di pace.

Né Ramuh e né Bahamut sembrarono volersi intromettere dinanzi a quel suo allontanamento, perché forse entrambi avevano intuito le sue intenzioni e desideravano darle più tempo possibile per fronteggiare la separazione da Surya. Shiva fu grata a entrambi per la loro delicatezza, e rincuorata almeno in parte da quel loro tacito consenso, trascorse le restanti settimane a occuparsi solo ed esclusivamente di suo figlio.

L'inizio di Fulmen segnò il lento e naturale allontanarsi dell'inverno, e la Glaciale prese l’imminente arrivo della primavera come il momento adatto per compiere quel difficile passo. Annunciò le sue intenzioni con voce ferma e seria, priva di espressione, arrivando addirittura a rifiutare la presenza dei suoi due compagni.

«Devo farlo da sola», dichiarò, «è... importante che sia da sola».

A ben pensarci, forse sarebbe stato di conforto avere Bahamut e Ramuh accanto a lei in quei momenti, ma si trattava di una sua scelta e voleva dimostrare soprattutto a se stessa di aver preso la giusta decisione.

Lo sto facendo solo per Surya ”, si disse infatti, “ il suo futuro dipende da me e dalle mie scelte ”.

Si ripeté più volte quelle parole fino a farle suonare davvero convincenti nella sua testa, e continuò a farlo anche quando lei e i suoi compagni avvertirono l’ormai oscura ma familiare presenza dell’Ardente attaccare il Villaggio delle Cascate.

L’alba era alle porte e con quella rabbiosa offensiva da parte di Ifrit, la Dea si sentì pronta ad agire. Lasciò Ramuh e Bahamut a fronteggiare e fermare l'altro Sidereo mentre a sua volta si apprestò ad abbandonare quell’abitazione a lei tanto cara.

I primi raggi del sole avevano iniziato, pigri, a illuminare la desolazione di Solheim, e avvolto da una morbida copertina all’interno di un cesto da trasporto, Surya dormiva pacifico, ignaro di tutto. Cullato dai passi lenti di Shiva, il neonato sembrò non essere rimasto turbato da quello spostamento all’esterno della sicura dimora nella quale era nato.

Con tutti i suoi sensi tesi per captare ogni singola minaccia, la Glaciale attraversò i prati un tempo verdi di Solheim ben conscia che Ifrit l’avrebbe potuta attaccare se fosse riuscito a fuggire alla presa dei suoi compagni. Tuttavia si sentiva forte e sicura di sé, aveva appena riacquistato i suoi poteri e avrebbe affrontato con il suo ghiaccio ogni tentativo di offensiva dell’Ardente.

Animata da quella risoluzione, proseguì la sua marcia accompagnata da paesaggi di desolazione e distruzione: città ormai abbandonate e rase al suolo dall’ultimo attacco di Ifrit.

Camminò per ore, instancabile, superando la tristezza di quei luoghi per dirigersi verso uno più pacifico, lontano da quel regno un tempo rigoglioso e luminoso.

Fu un lago calmo, colorato dell’azzurro del cielo, quello che i suoi occhi accolsero con un moto di nostalgia. Surya si destò proprio in riva ad esso, piagnucolando e attirando in quel modo tutte le attenzioni di Shiva, il cui sguardo si era perso nel passato.

Si spostò all’ombra di una grotta a pochi metri dalle sponde del lago e, sedendosi su una roccia, prese tra le braccia il neonato. Lo cullò mentre gli dava da mangiare, osservandone il viso illuminato dalla luce del giorno.

I suoi tratti erano ancora troppo poco definiti per poter parlare di una reale somiglianza, ma per la Glaciale, Surya era come Hyperion. Luminoso e puro come il sole, un’esistenza calda e rassicurante che sentiva quasi necessaria per continuare a vivere.

Come posso lasciarlo?” , si chiese con le labbra strette, “ Ha bisogno di me ”.

La sua convinzione sembrò quasi vacillare, ma scuotendo il capo tentò di aggrapparsi al ricordo della distruzione di Solheim, alla paura che leggeva negli occhi dei mortali e alla fine fatta da Hyperion.

Non posso tirarmi indietro. Le mie scelte si rifletteranno sul futuro di Surya e devo fare in modo che esista un futuro per lui ”, pensò provando a dare un tono più saldo alle sue conclusioni.

Posò ancora lo sguardo sul neonato, mantenendo quel silenzio fino a quando non trovò la forza per parlare e cercare di esprimere a voce i suoi sentimenti.

«Ti amo, piccolo mio», sussurrò infatti piano, come per timore che un tono più alto potesse spezzare quel delicato momento di pace, «ciò che sto per fare, è per me un gran sacrificio… ma è necessario affinché un giorno tu possa vivere in un luogo migliore…»

Le sue parole, forse, non avrebbero raggiunto per davvero Surya, ma il solo pronunciarle ad alta voce sembrò quasi donare alla Dea un’ulteriore ragione per continuare su quella strada.

«Un giorno questa follia finirà e quel giorno… potremo di nuovo stare insieme», riprese, mentre il neonato riprendeva un poco a sonnecchiare dopo aver mangiato. Si mosse, camminando verso il fondo della grotta per accompagnare con il dondolio del suo passo calmo il riposo del figlio.

«Ti giuro che farò di tutto per poterci riunire… non avrò pace fino a quel momento».

Continuò a muoversi e a parlare con tono sommesso fino a quando Surya non venne di nuovo abbracciato da un ignaro sonno, e posandolo ancora una volta nella cesta, Shiva gli accarezzò il viso con un sorriso sofferto.

«Ora… devo lasciarti...», soffiò coprendolo con attenzione.

Aveva escluso l’affidarlo a qualcuno, ma così come inizialmente aveva rifiutato categoricamente l’idea di abbandonarlo, si era ritrovata a prendere in considerazione quell’ipotesi. Non poteva proteggerlo fisicamente mentre era impegnata a battersi per Eos, ma i suoi poteri potevano farlo per lei. Avrebbe creato una barriera tra lui e quel tempo che, tiranno, li avrebbe tenuti lontani per chissà quanto.

“Egoista”, si disse, chiudendo gli occhi, “mi sto ancora comportando consapevolmente come un’egoista”.

Voleva abbandonare quel lato del suo carattere, quel difetto talmente grande da aver causato quella spaccatura tra gli Dei e la morte di tanti innocenti, ma le sembrava inconcepibile l'idea di non crescere suo figlio.

Esitò ancora e solo dopo dei momenti che sembrano quasi interminabili si chinò per baciare la fronte del neonato.

«Mi dispiace», sussurrò, e dopo quel semplice e leggero contatto, delle piccole spirali di ghiaccio iniziarono lentamente ad avvolgere il bambino come uno scudo protettivo, «il ghiaccio non ti ferirà mai perché sei parte di me… e ti proteggerà sempre perché ti amo più di ogni altra cosa», mormorò, osservando il corpicino di Surya ormai dietro quel freddo cristallo.

Non poté evitare ai suoi occhi di riempirsi di lacrime e, posando il palmo aperto sul ghiaccio, lo prego di perdonarla per quel suo gesto tanto estremo e egoista.

Era conscia del fatto che, oggettivamente, sarebbe stato più giusto lasciarlo a qualcuno di fidato anziché rinchiuderlo in quel modo, ma Shiva non poteva accettare nessun’altra soluzione.

«Tornerò... te lo giuro», promise asciugandosi le lacrime, aggrappandosi come ultima cosa alla necessità di tornare presto in quel luogo e di ricongiungersi di nuovo con il suo Piccolo Sole.

Con l'utilizzo dei suoi poteri, raggiunse in poco tempo Bahamut e Ramuh sulle coste del Villaggio delle Cascate. Il suo cuore, spezzato, la pregò di tornare indietro da Surya, di stringerlo ancora tra le sue braccia come se non lo avesse mai abbandonato, ma il suo dovere e la necessità di proteggere Eos e il neonato la spinsero a mantenere ben salda la sua posizione.

Attaccò infatti Ifrit cercando di coglierlo di sorpresa, ma il suo attacco, pur riuscendo a colpirlo, non sortì l'effetto desiderato.

«Tu …», sibilò l’Ardente, assumendo una posizione difensiva, tipica delle belve ferite, «ti sei liberata di quel piccolo bastardo?»

Shiva lo attaccò ancora, infastidita dalle sue parole.

«Non ti permetterò mai di avvicinarti a mio figlio », rispose con decisione. L’aria attorno a sé era gelida, un minaccioso avvertimento per Ifrit.

«Non portai difenderlo per sempre… lo troverò ovunque tu l'abbia nascosto» , ringhiando l’Ardente in una macabra promessa che generò nella Dea un nuovo attacco, accompagnato subito dal supporto delle altre due divinità.

La battaglia, tuttavia, non ebbe il risultato sperato e mentre Ifrit sembrò preferire une fuga tattica, i Siderei dovettero affrontare la distruzione del Villaggio delle Cascate.

I pianti disperati dei bambini, le grida di dolore e paura, il duro odore del fumo e il calore delle fiamme impedirono agli Dei di affrontare quell’inseguimento e in rigoroso silenzio si impegnarono invece a salvare non solo le vite di quegli innocenti ma anche le dimore che il fuoco stava mangiando.

I morti erano tanti e i feriti altrettanti, e con quel lutto nel cuore non poterono far altro se non curare i più gravi e bisognosi di un intervento medico e scomparire, lasciando quella Eos terrena per raggiungere il loro Regno.

Da mesi, Shiva, non tornava in quel luogo e subito si sentì avvolgere dalla sicurezza della sua forma divina che, finalmente, era riuscita a riacquistare.

Si sentiva forte e potente, ma il suo cuore era ben lontano da potersi definire guarito. Gli stessi Ramuh e Bahamut le rivolsero degli sguardi consapevoli, dimostrandosi pronti ad aiutarla anche senza bisogno di dare voce a quei pensieri.

La Glaciale li ringraziò mentalmente per la loro silenziosa delicatezza, e con unico obiettivo il ricongiungimento con suo figlio, si impose di mettere temporaneamente da parte il suo dolore per concentrarsi sui suoi compiti.

«Non abbiamo tempo da perdere», dichiarò fiera, con gli occhi fissi sui suoi compagni, «dobbiamo agire subito, perché troppi innocenti stanno soffrendo a causa del mio errore, e intendo porvi rimedio».

«Ne siamo consapevoli, Shiva», rispose quieto Bahamut, «per questo vi domando un’ultima volta se siamo realmente sicuri di voler procedere con il dono ».

«Sono stato il primo a esporre le mie perplessità», intervenne Ramuh, «ma al momento temo che sia l'unico modo per salvaguardare la popolazione di Eos».

Rassicurata dalla presa di posizione di Ramuh, Shiva stessa assentì, sperando al tempo stesso di essere in grado di privare i mortali di quel fardello il più presto possibile.

Anche Bahamut annuì, riprendendo subito la parola per aggiornare non solo la Glaciale sulle loro ultime decisioni, ma anche per fare un punto più chiaro di ciò che avrebbero affrontato.

«Abbiamo convenuto che i mortali abbiano bisogno di oggetti fisici di loro conoscenza per accettare il compito che stiamo affidando loro», spiegò infatti, «e la scelta è ricaduta su un Cristallo come fonte del potere e simbolo della nostra presenza per l’umanità. Il legame dei mortali con le pietre preziose renderà più semplice la loro comprensione. Il Cristallo verrà creato attraverso i nostri poteri e avrà una coscienza. Sarà esso a donare ai prescelti il potere, se ritenuti degni».

«Sono d'accordo», assentì Shiva, ascoltando senza traccia di esitazione quelle brevi spiegazioni, convincendosi che quella fosse l'unica soluzione possibile.

Da quel punto in poi, il piano sarebbe stato per così dire semplice: avrebbero affrontato Ifrit, richiamandolo per una battaglia in campo aperto come una resa dei conti. Sarebbe stato l’orgoglio dell’Ardente a spingerlo ad accettare quella sfida.

In realtà, non potevano organizzare un vero e proprio piano d'attacco, vista l'imprevedibilità di Ifrit, ma avevano ugualmente bisogno di prendere quelle importanti decisioni.

Rassicurati e incoraggiati dalla loro presa di posizione, si preparano per compiere quel gesto che avrebbe sicuramente mutato l’umanità.

Apparvero infatti a Flaminis con le loro possenti forme divine e con voce solenne, che riscosse i primi increduli che li avevano visti giungere, chiamarono la popolazione a raccolta.

Dimezzati di numero dalle battaglie contro i mostri e dalla malattia, tutti i sopravvissuti restarono senza parole nel posare lo sguardo sui tre Siderei. I loro occhi trasmettevano sentimenti contrastanti, dallo stupore alla paura, ma anche rabbia e rassegnazione che Shiva sperò di poter alleviare.

Il primo a prendere la parola fu Bahamut, che con tono forte e sicuro si premurò come prima cosa di incoraggiarli e rassicurarli, annunciando anche il loro coinvolgimento nel dolore che aveva raggiunto ogni abitante di quella terra un tempo ricca.

«Il grave lutto e la distruzione che ha colpito Solheim e tutta Eos toccano profondamente anche il nostro cuore. Soffriamo per ogni vostra perdita ed è con immensa umiltà che vi porgiamo le nostre scuse dinanzi alla follia dell’Ardente», dichiarò Bahamut, decidendo di nascondere loro il vero motivo del tradimento di Ifrit. La fiducia dei mortali verso i Siderei era già stata messa a dura prova durante quei mesi di tensione e non avevano bisogno di scoprire la verità in quel modo.

Non stiamo mentendo loro. Stiamo solo nascondendo una dolorosa verità”, si disse Shiva, come per voler giustificare a se stessa le loro scelte.

«Vi assicuriamo che il suo comportamento non verrà perdonato e faremo in modo che i suoi attacchi cessino al più presto in modo da riportare la pace su tutta Eos», riprese la Glaciale.

«Tuttavia, la nostra battaglia non sarà semplice, né ci permetterà di affiancarvi nel momento del bisogno… per questo motivo intendiamo darvi il potere di proteggere questa terra», aggiunse Ramuh, facendo apparire un enorme Cristallo al centro della piazza che loro stessi avevano scelto come punto di raccolta per quel dono.

Un brusio sorpreso si levò tra i presenti dinanzi alla comparsa di quella grande pietra che, sin dal primo momento, sembrò emettere un calore quasi rassicurante.

«Questo è il nostro primo dono all’umanità», annunciò Bahamut, «il Cristallo donerà potere e protezione a chi ne sarà degno. Diventerà baluardo di speranza e simbolo di rinascita, così come i Prescelti che abbiamo indicato come portatori di questo fardello».

Gli occhi dell’Illuminato si posarono dapprima sul Principe di Aestuaria e infine sulla maggiore della famiglia Nox Flauret.

«Einar Caelum di Lucis e Tenebris Nox Flauret. Il vostro coraggio e la forza dei vostri animi sono noti anche a noi. I sacrifici compiuti da voi e dalle vostre famiglie per proteggere chi si è trovavo in difficoltà ci ha colpiti. Avete combattuto su diversi fronti per non far spegnere la speranza, ed è per questo che abbiamo creato voi e le vostre famiglie come vessilli di questo potere. Il Cristallo sarà la fonte e il simbolo di questo dono, e dovrà essere protetto per mantenere l’equilibrio di Eos».

«A te, Tenebris Nox Flauret doniamo il potere di curare questa terra e i suoi abitanti. La tua famiglia è sempre stata benedetta da grandi menti ed è per questo che affidiamo a te e ai tuoi eredi questo gravoso compito», riprese Ramuh, permettendo poi a Shiva di prendere a sua volta la parola.

«Einar Caelum, i poteri che doneremo a te e alla tua famiglia saranno fonte di un grande fardello. A te, e a chi riterrai degno, sarà dato il potere di combattere e di difendere gli innocenti. Portai usare la magia a fin di bene, proteggendo il prossimo come hai sempre fatto».

«Vi chiediamo, in questo importante giorno, di giurare al cospetto degli Dei. Il peso che graverà su di voi e sulle vostre famiglie vi metterà costantemente alla prova. Potete rifiutare», concesse Bahamut, «ma se al contrario il vostro cuore è abbastanza forte da accettare il fardello rappresentato da questo potere, avanzate e ponete la mano sul Cristallo», concluse.

Ciò che seguì fu un totale silenzio da parte dei presenti. Esitazione, paure e domande si presentarono negli occhi non solo dei sopravvissuti ma anche in quelli dei due prescelti. Li avevano posti dinanzi ad una scelta complicata, con poco tempo per decidere e pensare davvero alle conseguenze… ma avevano la certezza di aver preso la giusta decisione nel designare quei due.

«Potrò… realmente curare le persone?», domandò Tenebris.

«Le tue conoscenze mediche ti permetteranno di usare questo potere al meglio, confidiamo in te per salvare gli innocenti caduti vittima di quella malattia che già ha mietuto troppe morti», rispose Ramuh.

«Ma… come?», chiese allora Einar, «So combattere e guidare un esercito… ma la magia…»

«Non temere, a guidare entrambi in questo compito, a fare da tramite tra il vostro e il nostro mondo, invieremo dei Messaggeri», aggiunse Shiva, «essi vi aiuteranno a comprendere i vostri doni. Anche se la battaglia ci porterà lontani da voi, non vi abbandoneremo».

Sia Tenebris che Einar parvero soppesare quelle parole per qualche attimo. Incerti sul onere che quel dono avrebbe portato nelle loro esistenze.

Era una scelta complicata ma gli Dei erano certi che avrebbero preso la giusta decisione.

La prima a muoversi fu infatti Tenebris che, attraversando la folla con passo risoluto, arrivò al cospetto del Cristallo. La sua sete di conoscenza e il bisogno di curare le persone in difficoltà avevano preso il sopravvento sui naturali dubbi causati da quell’imprevedibile svolta degli eventi.

«Sono pronta», dichiarò, allungando la mano verso la pietra magica. Al solo tocco, il suo cuore e il suo animo accolsero quei poteri con una semplicità quasi disarmante, come se fosse nata per quel compito.

A seguirla, accompagnato da Aracaelis per dargli il supporto necessario, giunse anche Einar. Si scambiò un ultimo sguardo con la compagna che gli servì a dissipare le sue incertezze, e animato dalla necessità di fare la cosa giusta, posò a sua volta il palmo sul Cristallo.

La magia iniziò a scorrere nelle sue vene, forte e rassicurante. Rendendolo più coraggioso di quanto già non lo fosse.

«Giurate di proteggere Eos e i suoi abitanti?», domandò Ramuh, perdendo per un momento il suo tono caldo per assumerne uno più duro, «Giurate di rispettare questo potere e di non utilizzarlo per i vostri scopi personali?»

«Lo giuro», risposero entrambi con sicurezza e il Cristallo si illuminò, reagendo alla risolutezza dei due prescelti dagli Dei, dando loro la sua benedizione e la conoscenza di cui avevano bisogno, insieme alla libertà necessaria per utilizzare e comprendere al meglio la magia.

Quella reazione positiva, la luce emessa dal dono dei Siderei, sembrò portare in tutti i presenti un'ondata di speranza.
«Non perdete la speranza, perché anche nell’ora più buia noi combatteremo al vostro fianco anche se su fronti diversi. Uniti, vinceremo insieme», dichiarò solenne Bahamut, e con quelle parole, lui, Shiva e Ramuh lasciarono Flaminis. Pronti ad iniziare la vera e propria battaglia contro Ifrit.