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The Sunset of Solheim

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XVIII.

Al contrario delle ipotesi avanzate dai Siderei, Ifrit non rimase a recuperare le energie per due mesi, ma iniziò invece a sferrare piccoli e rapidi attacchi sparsi per tutta Eos. Erano assalti brevi ma frequenti che rendevano non solo impossibile una localizzazione preventiva dell’Ardente, ma che costringevano Bahamut e Ramuh a un inseguimento pressoché inutile che si concludeva con i loro soli tentativi di ridurre l’entità dei danni creati dal loro compagno.

Ben presto, lo spirito della popolazione iniziò a piegarsi sotto quell’ormai perenne stato di allerta e gli stessi Siderei avvertirono sulle loro spalle il peso sempre più imponente della loro inadeguatezza, che andava ovviamente a riflettere come uno specchio anche sugli animi di Shiva e Leviathan, costrette a rimanere in disparte.

Ogni attacco era come una stilettata in pieno petto per la Glaciale che vedeva aggiungersi sulle sue spalle non sono tutte le vite che, giorno dopo giorno, venivano spezzate da quegli assalti ma anche quelle che si sarebbero spente in seguito a causa della malattia. Soffriva in silenzio, chiusa nella sua rabbia e sorda alle insistenze dell'Abissale.

“Questa è la mia punizione” , si ripeteva incessantemente, incapace di ritrovare anche solo la forza di reagire. Perché per quanto Hyperion fosse l’unico ancora in grado di strapparle delle reazioni differenti dall’ira, Shiva non poteva evitare di notare il lento peggioramento dei suoi sintomi. Era talmente doloroso che le sembrava quasi di aver dimenticato sentimenti gioia e rassicurazione.

Addirittura, quasi faticò a reagire quando Ifrit sferrò il suo attacco proprio nel Villaggio delle Cascate, durante un fresco pomeriggio al termine del Terzo Ciclo di Senesco. Assalto che, come nelle sue apparizioni precedenti, durò poco e infatti l’Ardente scomparve quasi subito, lasciando dietro di sé solo fiamme, distruzione e dolore.

Sembrava aver ignorato quasi volutamente Shiva e Hyperion, e quel gesto fece comprendere alla Glaciale e gli altri Dei quanto il suo piano fosse mirato proprio a spossare non solo loro, ma anche gli abitanti di Eos.

«Lo sta facendo di proposito!», aveva infatti sbottato l’Abissale, dopo aver spento gli incendi che avevano iniziato a mangiare le costruzioni del Villaggio da lei tanto amato, «Non è uno stupido! Vuole sfiancarci!»

Erano attacchi senza un apparente collegamento, volti solamente a creare scompiglio per Eos… ma anche a spingere i mortali a dubitare sempre di più sulle capacità dei Siderei. Era stato proprio il sempre minore interesse delle persone ad alimentare la rabbia di Ifrit, e come aveva giustamente supposto Ramuh: «Non è una ripicca indirizzata solo a noi, ma abbraccia anche il suo risentimento verso i mortali. Ci hanno messo in secondo piano e in questo modo forse vuole spingerli a pensare che si tratti della loro punizione per aver smesso di venerarci come un tempo…»

Era plausibile, ma Shiva si stupì nel rendersi conto di non essere minimamente in grado di dare il giusto peso a quelle parole. Oppressa dal fardello che la distruzione stava portando con sé, aveva iniziato a rivolgere i suoi pensieri verso la rabbia che sentiva ribollirle in corpo, accompagnata dalla necessità di porre fine alla follia di Ifrit ripagandolo con la stessa moneta.

Non posso cancellare i miei errori... ma devo fermarlo. E se per farlo devo utilizzare i suoi metodi, allora sono pronta al sacrificio”, si era detta, tenendo tuttavia per sé quei pensieri che, in un certo senso, riuscivano anche a spaventarla.

Il Villaggio delle Cascate, fortunatamente, riuscì a riprendersi da quell’attacco, ritrovando un po' di speranza con l'arrivo di aiuti provenienti sia da Flaminis che da Lucis che, nonostante gli assalti subiti a loro volta, non avevano esitato a stendere le loro generose braccia per sostenere gli altri paesi in difficoltà.

Tra le altre cose che l'attacco dell’Ardente portò con sé, ci fu anche una diversa reazione in Hyperion. Sembrava essersi ormai rassegnato al suo destino ma dopo la paura provata durante l'assalto, sembrò quasi aver esaurito la sua ira. Giorno dopo giorno aveva iniziato a ricercare, sia in Shiva che in Leviathan, del supporto che tuttavia la Glaciale non era più certa di riuscire a donargli.

Si sentiva in colpa nei suoi confronti, indebolita dalla convinzione che niente di tutto quello sarebbe accaduto se solo fosse stata in grado di rifiutare i suoi sentimenti… che, tuttavia, le lasciavano anche la certezza che se si fosse ritrovata in quella situazione per una seconda volta, avrebbe compiuto lo stesso identico errore.

Fu l’Abissale, tra varie lamentele, a cercare però di curare Hyperion ancora e ancora, rivolgendo allo stesso tempo dei rimproveri diretti a entrambi.

«Avete causato tutto questo, lo sapete e non potete scappare. Non vi dirò mai una menzogna per farvi stare bene!», l'aveva sentita borbottare infatti la Glaciale, «Ma state pur certi che con questo atteggiamento non si risolverà niente in ogni caso! Shiva è diventata così stupida da non rendersi neanche conto di avere un comportamento simile a quello di Ifrit! E tu non sei da meno, mortale, non stai facendo niente per aiutarla!»

La Dea la odiò quasi profondamente per quelle parole ma detestò ancora di più lo sguardo che Hyperion le rivolse. Gli occhi color nocciola, ormai perennemente arrossati, si erano posati su di lei preoccupati e carichi di riprovero per se stesso. Un qualcosa che Shiva sentì di non sopportare.

« Leviathan. Taci », sibilò infatti nella lingua dei Siderei, prima di allontanarsi dalla camera per cercare un po' di solitudine nel porticato fuori dalla loro umile e provvisoria dimora.

Le parole dell’Abissale la inseguono, rimbalzandole in mente con durezza e preoccupazione, rese ancor più fastidiose dallo sguardo di Hyperion.

Si chiese, per la prima volta, se si stesse realmente comportando come Ifrit e a quali conseguenze stava andando incontro, e persa nei suoi pensieri si rese conto di non essere più sola nel momento in cui sentì la voce del suo compagno.

Hyperion si era trascinato fin lì, nel porticato soleggiato, con un'espressione di dolore e fastidio che rendevano la determinazione dipinta sul suo viso ancor più profonda.

«Daya», la chiamò infatti piano e Shiva, non poté fare a meno di scattare subito, spingendolo verso l'interno dell’abitazione.

«Sei pazzo?», lo riprese, «Il sole ti ferisce e non sei nelle condizioni di muoverti! Dov’è Leviathan?»

«È andata al mercato del Villaggio», rispose brevemente lui, «e noi dobbiamo parlare…»

La Glaciale si irrigidì per il tono serio usato dal suo compagno, ma ancor prima di poter ribattere e scappare da quel discorso che non voleva affrontare, Hyperion riprese la parola.

«Anche se qui usano un altro calendario… a Solheim saremmo entrati nel tuo mese… Glacies», constatò con voce più morbida, sedendosi sul divanetto e invitando con una mano Shiva a fare lo stesso. Il viso dell’uomo era stanco e provato, ma altrettanto determinato e dolce. Era come se la sua stessa vita dipendesse da quel discorso.

«Sì…»

«È stato in questo periodo che avevo iniziato a progettare di confessarti il mio amore», rivelò, «Non sapevo come farlo, che cosa dirti… perché ti vedevo così bella e perfetta. Eri disponibile con tutti, gentile e compassionevole, ma al tempo stesso ti vedevo così distante e mi sentivo inadeguato davanti a te».

«Non… lo sei mai stato», mormorò Shiva.

«Sei sempre stata troppo buona nei miei confronti…», rispose Hyperion, «infatti non riuscivo a capire come tu potessi aver accettato quel disastro di confessione d'amore».

A quelle parole, nonostante la tensione, la Glaciale si ritrovò a sorridere nel riportare alla mente quei ricordi felici.

«Eri… tenero ma deciso. Ed ero già innamorata di te, non avevo bisogno di grandi dichiarazioni».

Anche Hyperion sorrise, prendendole la mano come aveva fatto durante la Festa d’Inverno di un anno prima.

«Non mi pento di essermi dichiarato quel giorno», ammise, «per questo merito di essere punito tanto quanto te… non devi addossarti tutte le colpe».

«Non è colpa tua».

«Lo è. Perché compirei quell’errore all’infinito pur di vivere ancora accanto a te», ribatté deciso, «io non voglio lasciarti e non voglio neanche morire. In realtà vorrei poter non morire mai e restare per sempre con te, dire a tutti che sei mia… conoscere e crescere nostra figlia o figlio e formare una vera famiglia… ma so che è un sogno impossibile. E sono terrorizzato da tutto questo… lo sono sin da quando Ifrit ha attaccato Solheim e mi hai detto di essere una Dea. Sono sempre stato ottimista e ho provato a vedere sempre e solo il lato positivo di ogni situazione, questo perché mi fidavo e mi fido tutt’ora di te e degli altri Dei… il mio atteggiamento ti ha sempre sorpreso, lo so, ma è proprio perché ti amo e perché mi fido di te che sono stato in grado di comportarmi in quel modo. Non volevo crearti ulteriori preoccupazioni… ma non per questo sono stupido. So che ora ti stai distruggendo, ed è anche a causa mia».

Aveva parlato senza pause, mettendo a nudo tutti i suoi pensieri senza vergogna e Shiva si sentì quasi investita dai sentimenti del suo compagno che, forti e intensi, la lasciarono quasi senza parole. Non però lo stupore, ma perché Hyperion era sempre stato come un libro aperto per lei che, in quegli ultimi giorni, era stata quasi in grado di dimenticare tutti i sentimenti che l'altro era in grado di farle provare. Le sembrò quasi di riaprire gli occhi dopo un lungo sonno.

«Hyperion…»

«L’Abissale ha ragione… ma sono stato troppo preso dalla mia condizione e dalla situazione per rendermene conto. Devi sapere che sono stato colpito non solo dalla tua bellezza, mi sono innamorato di te per la tua compassione e la dolcezza. La rabbia non… non fa parte di te. Stai soffrendo, lo so, ma sono certo che soffrirai ancora di più se permetterai all’oscurità di macchiare il tuo animo…»

«Non riesco a curarti né a salvarti…»

«Continua a provare allora», rispose l’uomo, «Non arrenderti… sei la Glaciale, una dei Siderei. Io non mi arrenderò, te lo prometto: combatterò con te».

«Non mi sono arresa con i malati di Flaminis, lo sai benissimo… ma non è cambiato niente…»

«Abbiamo ancora del tempo… inoltre, tra qualche settimana partorirai… e il rischio che venga contagiata anche nostra figlia è alto. Dobbiamo proteggerla. Continua a tentare, fallo anche per lei…», portò una mano sul suo ventre ormai gonfio, e Shiva non poté non rendersi conto di quanto quella carezza e la voce di Hyperion avesse portato anche nel bambino una sorta di felicità. Sentiva la presenza del padre e aveva sentito in quei giorni tutta la sua negatività… non lo stava proteggendo e in quel modo aveva seriamente rischiato di compiere un altro irreversibile errore.

«Lui…», lo quieta qualche momento dopo, tentando di rassicurare a sua volta con la mano il bambino, «Sarà un maschio…», rivelò.

«Allora fallo per lui», sussurrò l’uomo, con le labbra che tremavano dietro l’ombra di un sorriso emozionato per quell’annuncio, «Non permettere che qualcuno gli faccia del male…»

«Ma… non voglio perderti…», ammise la Dea, «Ti ho trascinato io in questa situazione, ho fatto cadere tutta Eos a causa del mio egoismo… non voglio che siano altri innocenti a pagare a causa mia».

«Morirebbero molti più innocenti se tu diventassi come l’Ardente», rispose Hyperion, «Per questo devi pensare al futuro. Possiamo ancora farcela, devi solo continuare a provare. Troverai una soluzione».

«Se tu…»

«Ho paura ma… t-tu sei immortale», la fermò Hyperion, incapace però di fermare la sua voce dal tremare, «Quindi, un giorno, dovrà succedere… ti lascerò sola. Quel giorno soffrirai. Starai male anche il giorno successivo e quello dopo ancora… ma immagino che smetterà di far tanto male, no?»

Shiva scosse il capo, incapace di accettare l’idea di smettere di soffrire per lui un giorno.

«Ma… non ho rimpianti», la rassicurò Hyperion, «te lo giuro su quanto di più caro ho in questo mondo, ovvero su te e su nostro figlio».

«Come fai a dirlo?»

«Perché hai reso la vita di un semplice mortale come me davvero speciale… e ovviamente non parlo di tutta questa situazione, ma di quel che ho provato stando con te…»

«Stare con me però ha creato questa guerra».

«Non possiamo cambiare quel che è successo, né quello che accadrà domani…», sussurrò l’uomo, azzardandosi ad abbracciarla sia per nascondere le lacrime che stavano iniziando a bagnargli gli occhi che per rassicurare la Dea, «ma… oggi siamo vivi».

Shiva rimase inizialmente tesa tra le sue braccia, poi i suoi muscoli iniziarono un poco a rilassarsi. Non era certa che sarebbe riuscita ad accettare la situazione, ma sentiva che Hyperion aveva ragione… e sapeva anche quale immane sforzo l’uomo avesse fatto per aprirsi in quel modo, mettendo a nudo i suoi sentimenti e le paure.

Restarono stretti in quell’abbraccio fino al rientro di Leviathan, la quale trovò Hyperion addormentato con il capo vicino alle gambe della Glaciale, mentre questa gli accarezzava delicatamente i capelli.

«È riuscito a farti aprire gli occhi o devo provarci io con la forza?», domandò l’Abissale.

«Abbiamo parlato…», rispose la Dea con calma, senza smettere di sfiorare i chiari capelli del suo compagno.

«E quindi?»

«Avrò… bisogno d’aiuto», ammise Shiva alzando lo sguardo per cercare gli occhi di Leviathan, «temo… di non essere abbastanza forte per superare questo ostacolo…»

«Non sei sola», dichiarò fiera l’Abissale, inginocchiandosi davanti a lei per guardarla direttamente negli occhi, «non… non intendo perdere anche te…»

«Mi dispiace… ma è davvero difficile… non credevo di essere così debole».

Leviathan le sfiorò la mano libera. La strinse forte, con in viso un’espressione seria.

«Non posso immaginare quel che provi, non posso dirti che ti capisco… ma ti conosco e so che sei forte e… Hyperion ti ha resa ancor più forte», commentò, tirando fuori le ultime parole quasi a fatica, «non è male, il tuo mortale intendo… è riuscito ad aiutarti dove io stavo fallendo… e se possiamo fare qualcosa per aiutarlo, insieme… allora lo faremo, d’accordo?»

«D’accordo…», confermò la Glaciale, stringendole la mano e rivolgendole un piccolo sorriso, «grazie… e perdonami se non ho accettato il tuo aiuto».

L’Abissale scosse la testa imbarazzata, piegando le labbra in una smorfia per nascondere il suo disagio.

«Lo avresti accettato con le cattive, non mi sarei mai arresa», dichiarò con decisione, e Shiva non poté non sentirsi quasi più rassicurata dalla presa di posizione dell’altra Dea. Perché sapeva che un giorno, non troppo lontano, avrebbe davvero avuto bisogno di una scossa che la aiutasse a riprendersi da ciò che il futuro aveva in serbo per lei.