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The Sunset of Solheim

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XV.

Furono degli archi di pietra, creati prontamente da Titan, a bloccare una palla di fuoco scagliata da Ifrit. Quell’attacco improvviso aveva preceduto di poco la comparsa del mastodontico corpo dell’Ardente che, circondato dalle scure nubi portatrici di malattia, sembrò non esitare nel lanciare un secondo assalto, trattenuto questa volta dal fisico dello stesso Immane, mutato nella sua forma divina per cercare di placare il compagno.

La terra tremò sotto i piedi della Dea, ma saldamente ferma nella sua posizione, tenne lo sguardo fisso sull'Ardente.

«Ifrit! Poni fine a questa follia !», gridò infatti nella loro lingua, impassibile dinanzi alle temperature infernali che il fisico del Dio era in grado di creare nell’assumere la sua forma divina.

Quel calore devastante era portatore di siccità e distruzione, e Shiva faticava a riconoscere in lui il suo compagno. Il corpo di Ifrit, un tempo brillante e pieno di vitalità, sembrava aver ormai assunto un aspetto quasi ferino, partendo dalle intricate corna adornate di gioielli fino alla sua espressione rabbiosa e spietata, resa ancor più minacciosa dalle fiamme e dalle nubi nere che scaturivano dalla sua pelle e che scivolavano ad abbracciare le distese un tempo verdi di quella regione di Lucis. Di quell’animo luminoso non restava altro se non il ricordo del piacevole tocco di quella pelle ambrata sulla sua, gelida.

Shiva lo richiamò ancora a gran voce, allontanando quei pensieri del passato per cercare invece di riportarlo alla ragione, ma dagli occhi scuri dell’Ardente sembrava essere sparita ogni traccia di razionalità.

«Ti scongiuro! Ascoltami! », lo supplicò ancora, Ifrit si dimenò per liberarsi dalla presa di Titan, costretto ad utilizzare la sua intera mole per fermare i suoi attacchi.

«Traditrice », fu quella l'unica, dura parola che Shiva si sentì rivolgere dal suo compagno. Spietata e carica d'odio, ironicamente glaciale e priva di qualsivoglia affetto… ma tremendamente veritiera. Lo aveva tradito e niente avrebbe potuto cancellare ciò che la sua infedeltà aveva contribuito a creare.

Aveva avuto tempo per pensare e ragionare, tuttavia neanche quella sua ammissione di colpa le avrebbe impedito di insistere, testarda, nella speranza di salvare non solo Eos, ma anche Hyperion e tutti quegli innocenti che avevano conosciuto a causa sua un terrore inimmaginabile.

Aprì la bocca per chiedergli ancora pietà, per ricordargli il suo ruolo su quella terra, ma un sospiro debole e affaticato, la distolse dai suoi propositi.

«D-Daya…»

Si voltò verso l’aeronave, all’interno della quale incrociò lo sguardo sofferente di Hyperion, provato da quel calore che stava facendo seccare anche la terra attorno a loro.

Corse di nuovo da lui, sorreggendolo e cercando con i suoi poteri di dargli un po' di sollievo. Il suo corpo, anche a causa della crescente debolezza, la riportò come uno schiaffo alla realtà, costringendola ad affrontare il terrore di aver compiuto l'ennesimo errore nel restare in quel luogo con Hyperion… ad aver sperato di riportare la ragione nella mente di Ifrit.

Riuscì tuttavia a creare un muro di ghiaccio per proteggere l'uomo, ma nonostante fosse stata in grado di donare un po' di respiro all'uomo, ben presto quella barriera iniziò a sciogliersi. Strinse le labbra in una smorfia, tentando di concentrarsi su quell'unica protezione che iniziò a battersi contro il calore di Ifrit.

«Resisti», sussurrò, stringendo a se Hyperion, chiedendogli mentalmente perdono per averlo messo in quella situazione di pericolo.

L’Ardente, sordo alle richieste di Shiva e di Titan - che a sua volta aveva cercato di parlarci -, li insultò ancora, mostrandosi ferito e tradito da tutti i Siderei. Esternando la sua rabbia senza alcuna vergogna e con una foga tale da far cadere in mille pezzi lo scudo della Glaciale, e liberandosi al tempo stesso dalla ferrea presa dell'Immane con un’improvvisa vampata di calore.

Il corpo di Titan parve risentire di quell’attacco e, imprecando nella loro lingua, caricò un montante con il braccio destro, che venne tuttavia schivato abilmente da Ifrit. L’Ardente era sempre stato il più veloce tra i Sei e quel balzo, che mise una notevole distanza tra lui e l’Immane ne era la prova. La sua agilità non aveva eguali e sapeva essere flessibile come un giunco ma anche forte e duro come il diamante.

Per nulla scoraggiato dalla rapidità di Ifrit, Titan lo attaccò ancora con degli spuntoni in pietra, mentre la Glaciale diventata ormai solo una spettatrice impotente cercava con le poche energie che aveva salvato di erigere di nuovo un muro di ghiaccio per proteggere Hyperion dal calore dell’Ardente.

La terra tremava violentemente per quella battaglia. Ogni movimento dei due Siderei causava scosse e spostamenti di terreno che, probabilmente, sarebbero stati avvertiti in tutto il territorio di Lucis.

«Non costringermi a farti del male », dichiarò l’Immane minaccioso, provando con quel monito a destare un pizzico di ragione in Ifrit.

«Non potrai mai sconfiggermi », rispose però l’altro con voce resa ancor più dura e aspra dalla loro lingua, «ti manca la voglia di uccidere ».

Né l’Immane e né tanto meno Shiva si sarebbero mai aspettati di sentire una simile affermazione.

“La voglia di uccidere ”, ripeté mentalmente la Glaciale, tenendo stretto a sé Hyperion sotto quella cupola di ghiaccio cristallino che, goccia dopo goccia, aveva iniziato a piegarsi al calore di Ifrit, “come può pensare una cosa simile?

Avevano pensato a quell’opportunità, avevano accarezzato l'idea del fermarlo a tutti i costi... ma non ci sarebbe mai stata una vera e propria intenzione. Loro erano esseri di luce, volti alla creazione e alla protezione e non alla distruzione. Andava contro i loro principi e per quanto la via della rabbia potesse apparire la più facile, avrebbero sempre ricorso per prima cosa alla ragione. Non avrebbero mai posseduto ‘la voglia di uccidere’ .

Aprì la bocca per rispondere, per cercare ancora di parlare al suo compagno, ma fu con sollievo che accolse l’arrivo di altre presenze familiari in quel campo di battaglia. Bahamut, Ramuh e Leviathan erano apparsi tra Ifrit e gli altri due Siderei, ponendosi come per formare un immenso scudo per proteggere la loro compagna.

Hyperion, con il respiro ancora fiacco e la pelle arrossata, ormai priva di sudorazione, sembrò quasi tremare nel vedere quei mastodontici corpi gettare una rassicurante ombra su di loro. Si aggrappò alla Glaciale come in preda a delle vertigini e questa non poté far altro se non continuare a sorreggerlo, impedendogli di lasciarsi andare dinanzi alle altre divinità.

Ramuh, senza parlare, levò in cielo la sua asta, evocando in cielo delle cupe nubi temporalesche, rese ancor più cariche di pioggia dalla sola presenza di Leviathan, che a sua volta aveva richiamato a sé delle sfere d’acqua attingendo dal fiume di quella regione.

«Ifrit è la tua ultima possibilità! », esclamò l’Abissale, la cui pelle cerulea veniva quasi irradiata dai lampi creati dal Tonante, «Torna in te!»

La risposta dell’Ardente si palesò pochi attimi dopo attraverso una rabbiosa palla di fuoco, scagliata con violenza contro la Dea, che venne difesa prontamente dal corpo di Bahamut, che le fece da scudo. Il forte vibrare dell’attacco contro la solida e brillante armatura dell’Illuminato rimbombò sulla vallata creando un eco cupo e mortale.

«Ifrit… », sibilò Bahamut, voltandosi lentamente verso l’altro Dio solo dopo essersi assicurato della salute della sua compagna, «ragiona, non siamo i tuoi nemici… qui l’unico nemico è la tua oscurità e la rabbia che covi nel cuore ».

«Siamo i tuoi compagni », rincarò Ramuh, provando a sua volta a parlare con calma, «sei ferito, ma possiamo aiutarti» .

«Cosa potete sapere voi delle mie ferite? », ribatté Ifrit, la cui ira ben presente nella sua voce veniva resa ancor più dura dal dolore, «Non sapete niente delle mie ferite! Siete solamente dei traditori!»

«Traditori noi? Hai voltato le spalle a tutti noi! E hai coinvolto degli innocenti in questa tua follia! », insistette Leviathan, ma ancor prima di poter proseguire, Bahamut la fermò. Gli occhi chiari del Dio erano seri e risoluti al punto da placare l’animo tumultuoso della Dea.

«Sai cosa fare», le disse con un basso sussurro, e all’Abissale non restò altro se non assumere una smorfia stizzita e scagliare tutte le sfere d'acqua che aveva richiamato dal fiume contro Ifrit.

L’Ardente emise un verso infastidito per quell’attacco improvviso, e il solo contatto di quel liquido fresco sul suo corpo caldo causò come reazione una fitta coltre bianca che rese momentaneamente impossibile a chiunque muoversi liberamente.

Un urlo di rabbia raggiunse subito le loro orecchie, ma quello non impedì agli altri tre Siderei di attaccare ugualmente Ifrit, mentre Leviathan, con l'aspetto di ragazzina mortale, approfittava di quel diversivo per apparire accanto a Shiva, borbottando un: «Dobbiamo andare via da qui».

Veloci presero di nuovo posto all’interno dell'aeronave, e aiutati dal denso velo di vapore e dagli attacchi di Ramuh, Bahamut e Titan, riuscirono a far sollevare il mezzo in aria per portarlo lontano dalla battaglia.

Fu inizialmente complicato guidare l’aeronave, sia a causa del calore che aveva mandato in tilt alcuni sensori che per la tempesta che stava imperversando, ma in qualche modo furono in grado di allontanarsi, seguiti ovviamente dall’urlo pregno di collera di Ifrit, che giurava ancora vendetta. L’Ardente desiderava solo ed esclusivamente ottenere la sua giustizia, e Shiva sapeva che non si sarebbe mai fermato.




I rumori della battaglia giungevano come sinistri echi fino alle coste del Villaggio delle Cascate. Avevano raggiunto quel luogo dopo poco più di un'ora di volo, e l’Abissale si era subito impegnata per trovare una zona più appartata per far atterrare l’aeronave senza attirare troppo l'attenzione.

L’aria fresca e pulita del Villaggio sembrò subito donare un po’ di refrigerio a Hyperion che, sotto lo sguardo attento e preoccupato della Glaciale, si privò della maschera che aveva indossato sin dall’arrivo di Ifrit. Prese un respiro a pieni polmoni, gli occhi chiusi per godere di quella riconquistata libertà.

Venne accompagnato fino alla riva del mare che circondava anche quella zona dell’arcipelago dalla stessa Shiva, che con dolcezza lo aiutò a inumidire i polsi e la nuca con quell’acqua limpida. Il sollievo sembrò quasi immediato nel volto di Hyperion e anche la Glaciale si sentì un poco rincuorata nel trovarsi così lontana dal suo ex compagno.

«Qui dovreste essere al sicuro», mugugnò Leviathan affiancandola con un’espressione cupa. Era chiara la sua voglia di raggiungere gli altri Siderei e di battersi, ma Shiva non aveva bisogno di conferme per sapere che l’Abissale sarebbe rimasta lì con loro per proteggerli.

«Sì…», assentì la Glaciale, chiudendo gli occhi e abbassando un poco le spalle, «per il momento…», concluse, volgendo poi lo sguardo verso Hyperion, la cui sicurezza doveva essere la sua priorità in quegli istanti.

«Cosa gli è successo?» , chiese Leviathan nella loro lingua, intuendo forse qualcosa nella sua espressione.

«Questa mattina… potrebbe aver contratto la malattia creata da Ifrit…» , rispose piano, senza riuscire a scendere nei dettagli, «e… se per caso fosse stato solo un falso allarme… questo incontro potrebbe…»

Leviathan imprecò senza vergogna, iniziando a muoversi irrequieta. Non aveva avuto bisogno di ulteriori spiegazioni per comprendere la gravità della situazione.

«Non nutro simpatia per il tuo mortale», disse a denti stretti l’Abissale, parlando di nuovo nella lingua comune di Eos, «ma è tuo , e non accetto che gli succeda qualcosa. Non mentre sono qui!»

Era agitata, ma Shiva sapeva di non avere parole per riuscire a calmarla né per ringraziarla per l'impegno che si era appena presa, non quando tutto il suo mondo, già in precario equilibrio, era crollato su se stesso nel giro di ventiquattrore.

Solo la sera prima lei e Hyperion avevano iniziato a organizzare la partenza, incoraggiati dai prodigi degli scienziati e al coraggio dei soldati in quella guerra contro i mostri. E in quegli stessi giorni avevano addirittura passato del tempo nello scegliere un nome per loro figlio, fiduciosi per quel futuro che si era invece rilevato tetro e pieno di incertezze.

Fu quasi sul punto di darsi della stupida per essersi concessa quei momenti ma si rese presto conto di quanto fossero stati importanti, sia per se stessa ma soprattutto per Hyperion. Era lui ad avere bisogno di normalità e stabilità, e quegli istanti rubati al terrore, che aveva vissuto sin dalla distruzione di Solheim, erano come un balsamo in grado di lenire un poco le sue ferite.

Cercò di farsi forza, guardando ancora il suo compagno per assicurarsi delle sue condizioni. L'uomo, inginocchiato sulla sabbia fine, le rivolse un piccolo sorriso, l'ombra lontana di quelli che era solito donarle.

«L’acqua è... fantastica», dichiarò, come se volesse non solo mettere in chiaro il suo totale rifiuto dinanzi al pericolo rappresentato dalla malattia ma anche la necessità di ritrovare la normalità. L’Abissale inarcò un sopracciglio ma non rispose, mentre Shiva decise di comportarsi esattamente come Hyperion: pronta a concedere al suo compagno tutta la distrazione della quale aveva bisogno. Ricambiò infatti il sorriso con debolezza, cercandone poi la mano per poterla stringere nella sua.

«Hai ragione», rispose, cercando di concentrarsi su quel breve attimo di quiete e di rendersi al tempo stesso sorda ai lontani rumori della battaglia e alle leggere scosse che sentiva propagarsi nella sua stessa pelle. Le bastava però chiudere gli occhi per vedere i corpi possenti dei Siderei muoversi sulla terra di Lucis, distruggendo il pacifico paesaggio di quel continente pur di salvare il resto di Eos dalle fiamme di Ifrit.

Leviathan, rimasta a pochi passi dietro Shiva, sembrò volersi prendere qualche minuto prima di reagire e accettare la loro scelta di rifiutare almeno per un po’ la dura realtà, e con le mani posate sugli esili fianchi della sua figura mortale in una posizione di buffa superiorità, diede ufficialmente il benvenuto a Hyperion in quell’arcipelago.

«Questo è il Villaggio delle Cascate, mortale!», dichiarò con tono fiero, facendo voltare verso di sé sia Shiva che l’altro, «In questo luogo si venera il Culto dell’Abissale, e fino a quando ti troverai in queste acque sarai sotto la mia totale protezione!»