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The Sunset of Solheim

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Shiva non aveva pensato alle conseguenze del suo gesto quando, durante la notte, l'intera Flaminis venne svegliata da delle urla di terrore e da dei versi che sembravano non poter appartenere neanche a delle bestie agonizzanti.

A ben pensarci, si disse nell'osservare il muro di ghiaccio che aveva eretto a protezione sua e di Hyperion, sia lei che Titan si sarebbero dovuti aspettare una simile evoluzione degli eventi.

La giornata appena trascorsa era stata frenetica anche per loro che, instancabili, avevano visitato tutte le strutture dove erano ricoverati gli infetti, cercando di aiutare il più possibile lo staff medico e i volontari… e provando inutilmente a curare le persone con i loro poteri.

Durante la mattina erano giunti a Flaminis i restanti membri del convoglio di Lucis, e guidati dalla ferma mano di Einar, si erano spostati da una parte all'altra di Flaminis portando a loro volta supporto a chiunque richiedeva un po' di sostegno.

Si era stabilito di nuovo il controllo grazie al loro intervento, e la stessa Tenebris era stata in grado di respirare per un po' prima di riprendere a sua volta a lavorare.

L'importante incoraggiamento di Lucis aveva dato forza a Flaminis, ma neanche la loro presenza - ormai necessaria - era stata in grado di cancellare l'ombra di paura e incertezza che aleggiava negli occhi di tutti. Si chiedevano se anche gli altri infetti avrebbero incontrato la sorte degli altri, se sarebbero scomparsi anche loro e se si trattava quindi di un morbo contagioso, ma neanche Shiva era certa di poter dare una risposta a tutto - o, probabilmente, di volerla dare.

Anche con il calare del sole la tensione era rimasta alta, e mentre i gruppi medici iniziavano a darsi il cambio per le ronde notturne, la Glaciale si era ritirata in un modesto alloggio insieme a Hyperion e Titan.

L'uomo li aveva ascoltati parlare e discutere, aveva condiviso con loro i suoi dubbi e i timori - gli stessi di tutti gli abitanti di Flaminis -, ed era stato infine messo al corrente dei pensieri delle due divinità, che avevano ammesso con frustrazione ma sincerità la loro impotenza. Shiva nei suoi occhi stanchi aveva scorto un pizzico di delusione e di paura ma, nello studiare meglio il suo sguardo aveva anche visto una cieca fiducia nei suoi confronti che sembrava non essere stata indebolita dagli eventi.

Solo ore più tardi Hyperion si era addormentato, abbracciando un meritato sonno ristoratore sotto lo sguardo vigile e apprensivo della Dea. Lo avrebbe volentieri lasciato riposare, vegliando su di lui per tutta la notte se necessario, chiedendosi al tempo stesso se almeno i suoi sogni riuscissero ad essere lieti e liberi dalla minaccia del presente. Tuttavia, fu costretta a destarlo quasi con premura nel sentire un brivido di terrore percorrerle la schiena. Lo stesso Immane balzò in piedi con un'espressione dura e preoccupata in viso, lo sguardo rivolto oltre le mura di quell’alloggio.

«È… già mattino?», domandò confuso Hyperion ricevendo delle urla di terrore in risposta. Saltò infatti sul letto, spaventato e sorpreso, guardando i due Siderei in cerca di spiegazioni.

«I mostri», mormorò Titan. La voce profonda era piegata da una nota di agitazione, mentre il suo corpo era già proteso verso la porta, pronto ad agire.

«Vai!», ribatté Shiva, «Cerca di fermarli, noi… cercheremo di mettere in salvo i civili».

I mortali avevano la precedenza per loro. Non conoscevano la forza e le abilità di quegli esseri, e anche se ormai il collegamento tra i malati e quei mostri sembrava essere stato confermato, non potevano permettere alla paura di prendere il sopravvento.

L’Immane, con un lieve cenno d’assenso del capo, si fiondò subito fuori dall'alloggio, seguito prontamente da Shiva e Hyperion.

Lo spettacolo che si presentò davanti ai loro occhi, una volta abbandonata quell’ala adibita a dormitorio, fu di terrore generale. Urla e persone in fuga in modo scomposto, e neanche i coraggiosi soldati di Lucis sembravano sapere come comportarsi, a loro volta spaventati dalla comparsa di quegli esseri.

Quella fu per Shiva la prima volta davanti ai mostri. Erano esattamente come i ricognitori li avevano descritti, umanoidi ma non umani. Violenti, e forti, animati da una fame e una rabbia che non poteva essere paragonata neanche a quella delle bestie più feroci.

Anche Hyperion rimase quasi pietrificato dinnanzi a quelle spettacolo, e sia lui che Shiva sembrano riscuotersi quando la possente voce di Titan si impose sui presenti nel tentativo di riportare l'ordine. Aveva preso in mano la situazione, innescando una reazione sia nei soccorritori che nei soldati di Lucis. Questi erano giustamente spaventati, sconvolti da quell’attacco improvviso scagliato da quegli esseri mai visti prima, ma erano pur sempre guerrieri addestrati e avvezzi alla battaglia.

Lo stesso Einar si aggiunse alle file dei suoi soldati qualche minuto dopo,  mentre Aracaelis era andata ad affiancare i volontari che stavano cercando di mettere in salvo non solo loro stessi ma anche i civili e i malati. Shiva e Hyperion la raggiunsero subito.

Solo parole di incoraggiamento e ordini sembravano in grado di nascere dalle loro labbra. Non avevano il tempo di pensare alla paura e alle numerose domande scaturite dalla comparsa di quegli esseri.

Le operazioni di messa in sicurezza dei malati si rivelarono in parte semplici e in egual misura complicate. Ormai molti di quegli infetti non erano più collaborativi e non potevano muoversi sulle loro stesse gambe, e solo l'ausilio dei lettini li aiutò non poco durante il trasporto. Solo nel mezzo il terzo viaggio la Glaciale iniziò tuttavia a rendersi conto del peso della gravidanza che stava andando ad accumularsi al timore e a tutti quei sentimenti di ignoto causati da quella situazione.

Il suo corpo, un tempo instancabile, stava iniziando a provare fiacchezza e il correre avanti e indietro per le strutture mediche, cercando di non incappare nell’agguato di qualche mostro, sembrò causarle quasi la nausea.

Si costrinse infatti a fermarsi, portando una mano sul ventre come per assicurarsi che suo figlio stesse bene. Avvertiva la sua energia e soprattutto l’agitazione, causata dalla situazione che la Dea stava vivendo. E per quanto i suoi movimenti le donassero un senso di sicurezza, in quell’istante Shiva sentì quasi prevalere la preoccupazione.

«Daya! Stai bene?», Hyperion la affiancò subito, abbandonando il resto del gruppo che stava tornando indietro per recuperare altri lettini e presidi di prima necessità.

La Glaciale assentì incerta.

«Credo… che il bambino stia prendendo le mie energie per crescere», mormorò. Probabilmente era sempre stato così, in fondo le stesse madri mortali donavano le loro forze per permettere alla creatura che portavano in grembo di crescere, ma solo in quel preciso istante, nel mettere a dura prova la sua resistenza, sembrò essersene resa consapevolmente conto.

«Forse dovresti restare con gli altri… non puoi affaticarti così», commentò l’uomo, accarezzandole la schiena.

Shiva avrebbe voluto rifiutare, negare il suo bisogno così strano di riposo, ma fu proprio quel momento di distrazione a portare entrambi faccia a faccia con il pericolo. Tant'è che la Dea si ritrovò ad agire per puro istinto, senza pensare alle conseguenze.

Alle spalle di Hyperion era apparso un mostro, piccolo e dalla pelle violacea, che con un movimento fluido ma quasi anormale, scattò verso l'uomo per colpirlo. E con una mano alzata per proteggere Hyperion e l'altra stretta attorno al braccio dell'uomo per allontanarlo il più possibile dalla traiettoria di quell'essere, la Glaciale si ritrovò a usare i suoi poteri e il mostro venne trafitto in un lampo da delle accuminate lame di ghiaccio.

Il lamento di dolore, acuto e agonizzante, investì le loro orecchie e solo quando cessò Shiva poté prendere un respiro profondo. Era ancora sorpresa dalla sua reazione repentina tanto quanto lo era per l'attacco di quel mostro, e solo qualche attimo dopo si costrinse a nascondere l’arto ancora teso verso l'essere, la cui pelle aveva assunto un pallido color blu.

«Daya...»

«Stai bene?», rispose la Dea allarmata.

«Sì… grazie», mormorò Hyperion con voce roca e sinceramente spaventata, «questo però… come lo spieghiamo?»

Entrambi guardarono il muro di ghiaccio, sul quale il mostro, ormai morto, iniziò lentamente a dissolversi. Osservarono quel processo di scomparsa fino a quando di quell'essere non rimase solo il ricordo e lo spavento. Poi, incapace di parlare in quel preciso istante, Shiva compì un leggero cenno con la mano, facendo sciogliere il ghiaccio.

«… beh… è stato interessante», commentò Hyperion, ancora troppo scosso per poter dare alla sua voce un reale tono di ironia.

«Perdonami… ho agito di istinto», mormorò la Glaciale, avvertendo il timore del compagno che, scuotendo la testa, le rivolse un sorriso incerto.

«Mi hai salvato, non devi scusarti per questo», rispose.

«Qualcuno poteva vedermi», constatò, costringendosi a pensare per un momento alle conseguenze delle sue azioni. Non era pentita di aver salvato Hyperion ma rischiava davvero di venire scoperta ed era certa che si sarebbe sparso subito il panico, e in quel momento dovevano evitare a Flaminis ulteriori problemi.

«Andiamo. Hanno bisogno di noi», sussurrò, cercando di allontanare quei pensieri, imponendosi però di controllare i suoi poteri.

Hyperion assentì e, restando vicini, ripresero a camminare veloci verso il punto di raccolta. Vennero presto affiancati da dei soldati di Lucis e dai volontari che, guidati da Einar, stavano cercando di contenere i danni.

Il principe, con la sua spada in mano, aveva preso egregiamente il controllo della situazione e con il supporto di Aracaelis, che si era a sua volta armata con un arco finemente lavorato, iniziò ad assicurarsi che quella grande sala, un tempo utilizzata come sala da ballo nel cuore del palazzo di Flaminis, fosse sicura.

I lettini dei malati più gravi, erano stati trascinati su un lato della stanza, mentre per quelli con uno stadio più basso di contaminazione, erano stati allestiti dei giacigli di fortuna sui pavimenti. Anche al gruppo medico in quarantena, insieme ad Astraea e ad Albus, era stato permesso di spostarsi in quella zona vista la gravità della situazione, ma nessuno sembrava in grado di preoccuparsi per la loro presenza e l’ipotetico rischio di contagio.

«Iniziate a sbarrare le porte!», ordinò Einar a gran voce, «Non appena saranno tutti al sicuro, inizierà la vera battaglia!»

I suoi uomini gridarono in assenso, eseguendo i suoi ordini senza controbattere.

«Dobbiamo fare in modo che non superino le porte di questa zona», proseguì Tenebris dando subito manforte alle persone che si stavano impegnando per mettere in sicurezza quella sala, «sarebbe la fine per tutti».

Hyperion, incoraggiato dalla Dea, si lanciò subito per aiutare quelle persone lasciando Shiva appoggiata al muro, con gli occhi chiusi e un’espressione spossata in viso. Si riscosse solo qualche attimo dopo, quando avvertì la presenza di Titan accanto a sé.

«Hai usato i tuoi poteri», constatò l’Immane con tono fermo.

«Sono stata costretta», rispose lei, «siamo stati attaccati».

Titan annuì, volgendo lo sguardo verso l'unica uscita rimasta disponibile, presidiata dal principe e dalla sua compagna.

«Sono resistenti, ma i soldati sono in grado di sconfiggerli. Tuttavia, restano ugualmente impreparati. Non sono stati addestrati per dei combattimenti così prolungati», spiegò piano, «la prima battaglia li sfianca, la seconda li uccide».

La Dea trovò quasi naturale immedesimarsi in parte in quelle parole. Non aveva combattuto e le era bastato utilizzare per una sola azione i suoi poteri per sentirsi senza forze. Tutte le sue energie erano rivolte alla creatura che portava in grembo e gli sforzi di quegli ultimi, drammatici, momenti rendevano ancor più palese quella nuova realtà.

«Dobbiamo fare qualcosa… la caduta di Flaminis segnerebbe la fine di questa regione… l'ultimo baluardo di speranza...», sussurrò.

«Tu occupati di te stessa», sbottò Titan, mostrandosi pienamente consapevole dello stato della Glaciale, «penserò io al resto», concluse con sicurezza, allontanandosi da Shiva per raggiungere Einar, il quale gli rivolse uno sguardo carico di rispetto ma anche di preoccupazione.

Con l'ingresso dell'ultimo gruppo di sopravvissuti nella sala, il principe diede ordine ad alcune guardie di chiudere quella porta mentre lui e il resto dei soldati, seguiti da coloro che erano abbastanza forti da poter brandire un'arma, abbandonavano quel rifugio improvvisato per andare ad affrontare la minaccia rappresentata da quei mostri.

Shiva, rimasta ferma e sola, non poté fare a meno di sentirsi per la prima volta nella sua lunga vita un peso. Sentiva le sue energie quasi prosciugate e l’animo oppresso da quella stanchezza e dalla preoccupazione.

Mio figlio sta bene ?”, si chiese ricordando come, secoli e secoli prima, la gravidanza avesse portato via la donna amata da Titan. La creatura che le stava crescendo in grembo era forte, e per poter nascere aveva bisogno di un ammontare di energia incompatibile con il corpo di una mortale.

Si sfiorò il ventre attendendo una reazione da parte del piccolo che, fortunatamente, non tardò ad arrivare. Pur essendo immortale, Shiva, sentì chiaramente fluire lì tutte le sue forze, segno che suo figlio stava crescendo e che, nonostante l’agitazione, stava bene.

Era sinceramente preoccupata da quella situazione, ma dentro di sé era anche rassicurata dal fatto che il suo corpo non la stesse tradendo e che avrebbe permesso a quella creatura innocente di nascere.

Prese un lungo respiro, e prima di potersi avvicinare a Hyperion o a Tenebris, per aiutarli almeno a mantenere il controllo in quella sala, i suoi muscoli si irrigidirono costringendola a sgranare gli occhi e a volgerli verso la porta. Il potere di Titan iniziò a tremare sotto la sua stessa pelle preannunciando la scelta compiuta dall'altro Sidereo, e in un attimo l’intero palazzo sembrò vibrare.

Urla di panico si levarono tra i presenti, spaventati non solo dall’attacco dei mostri, ma anche da quell'improvviso terremoto che sembrava far presagire la fine di Flaminis.

Le mura della sala iniziarono a creparsi in alcuni punti, ma la maestria degli architetti e muratori che avevano costruito quel palazzo impedì alla struttura di crollare sotto la potenza di quelle scosse che, fortunatamente, si arrestarono dopo pochi minuti.

Confusione e paura sfiguravano i visi dei presenti e la stessa Dea, disorientata, si guardò attorno cercando di comprendere il motivo del gesto appena compiuto dall’Immane. Con il palmo aperto premuto sul muro, strisciò verso una delle vetrate per far scorrere lo sguardo verso il resto di Flaminis alla ricerca di una risposta. Ciò che si presentò dinanzi ai suoi occhi fu ovviamente la colossale figura di Titan che svettava tra le montagne, illuminate dalla chiara luce della luna, e il cielo stellato della notte.

Non fu l’unica a rendersi conto della sua mastodontica presenza, infatti tutte le persone coscienti si riversarono verso le vetrate per osservare il corpo del Sidereo. Solo chi proveniva da Solheim ed era sopravvissuto all’attacco di Ifrit, aveva avuto modo di vedere di persona i Sei, e la sua comparsa sembrò ovviamente causare nei rifugiati non solo stupore, ma anche ulteriori incertezze e timori… che non si spensero neanche quando, qualche attimo dopo, l’Immane scomparve nel nulla, esattamente come era apparso.

I presenti iniziarono presto a chiedersi se si trattava di un nuovo attacco, e la Glaciale, per quanto avrebbe voluto rassicurarli, non poté far altro se non rivolgere uno sguardo a Hyperion, che dopo averla al termine delle scosse di terremoto, si accostò a lei per sorreggerla con un’espressione preoccupata in viso.

«Cosa… perché?», domandò a bassa voce l’uomo, senza riuscire a formulare un vero e proprio quesito, dando però alla sua voce un tono pregno di urgenza e bisognoso di risposte.

Shiva si limitò a scuotere il capo, senza sapere realmente come spiegare il motivo del gesto appena compiuto da Titan, e dovettero in ogni caso attendere un po’ prima di riuscire ad avere un minuscolo chiarimento sui fatti avvenuti all'esterno del palazzo.

«È apparso l’Immane! Ci ha salvati tutti!», erano state quelle le parole, un poco sognanti, di uno dei soldati, «Ha attaccato quei mostri! Ci ha salvati!»

Quel racconto venne confermato anche da Einar e Aracaelis che, affascinati e grati per l'apparizione del Dio, non esitarono a pronunciare una frase che sembrò dare nuova luce e speranza a quella notte iniziata con la tragedia.

«Gli Dei ci proteggono ancora. Non ci hanno dimenticati».