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Quante volte è tramontato il sole su di me? Non posso contarle più di quanto non potrei contare le stelle nel cielo.
Sono immortale.
Non so come e non so perché, l'unica cosa che so è che la Morte non danzerà mai con me.
Tutti coloro che mi circondano hanno un appuntamento, un ultimo valzer con l'Oscura Signora, ma non io.
É triste.
Ti abitui a malapena a quelle facce familiari che cominciano a invecchiare e il tempo le consuma. Sono polvere e nient'altro che polvere in un attimo, un attimo che sembra durare poco più di un battito del mio cuore.
All'inizio piangevo per le persone che mi erano care, poi ho imparato che era più facile non amare affatto.
Sono spesso sola perché preferisco la solitudine al dolore, ma è così deprimente...
Non c'è nessuno simile a me sulla Terra.
Sulla Terra.
Ho visto una persona che sembra vivere in eterno, proprio come me. Non un essere umano, ma simile a noi nell'aspetto.
Credo che venga dalle stelle.
Ormai ho quasi scordato il mio nome, ma nemmeno lui sembra averne uno, i suoi amici lo chiamano soltanto “il Dottore”.
L'ho incontrato per la prima volta nella mia giovinezza, quando avevo appena capito di non poter morire. I miei genitori, i miei fratelli, i miei amici, erano tutti andati in Cielo e io non potevo, confinata per sempre in questo mondo dei vivi.
Mi chiamarono strega e io scappai nei boschi, sperando di trovare la Morte, pur sapendo che non sarebbe successo.
Mi lasciai cadere a terra, gridando la disperazione che avevo nel cuore, quando vidi una luce blu lampeggiare tra gli alberi.
Una strana cabina blu apparve dal nulla e un uomo uscì da essa.
Pensai che fosse un mago, uno stregone, e volevo chiedergli se avrebbe potuto darmi il riposo eterno a cui anelavo, ma ebbi paura e rimasi nascosta dietro un cespuglio.
Quando vidi i suoi occhi lo capii: non era un mago, ma un essere immortale, proprio come me.
Era più vecchio, tanto più vecchio di me.
Non rivelai la mia presenza, ma lo seguii perché volevo capire come potesse vivere giorno dopo giorno pur sapendo che non sarebbe mai morto.
Desideravo con tutta me stessa andare via con lui, ma un'improvvisa timidezza mi paralizzò e lui se ne andò prima che potessi parlargli.
Passarono molti anni e ormai ero abbastanza contenta della mia immortalità: c'erano così tante cose da vedere e da imparare e io danzavo attraverso i secoli, alla ricerca continua di nuova conoscenza.
Ero sola.
All'inizio non mi importava perchè ero sempre impegnata, ma arrivò il giorno in cui mi stancai di correre per il mondo e in cui tutte le cose che ancora avrei potuto impare mi apparvero vecchie e noiose.
Mi fermai e iniziai a sentirmi davvero sola.
Le persone intorno a me si innamoravano, avevano una famiglia e passavano tutta la vita con i loro cari.
Provai a essere come loro, cercai l'amore.
Gli uomini potevano passare tutta la loro vita al mio fianco, ma per me era diverso. Entro pochi anni erano morti e ogni volta il dolore era troppo straziante per la mia anima.
Di nuovo, in uno dei periodi più tristi della mia vita, rividi la luce blu.
Il nome della cabina blu era TARDIS, lo imparai quella volta.
Il Dottore aveva un aspetto diverso, ma dal suo sguardo compresi che era sempre la stessa persona.
Ancora una volta non gli parlai, ma lo seguii, nascosta nelle ombre per scoprire il suo segreto.
Come poteva essere così allegro pur essendo condannato a vivere in eterno?
Non lo scoprii quella volta e ancora non ci sono riuscita, ma la luce blu del TARDIS divenne una consolazione per me, una stella che mi guidava attraverso i periodi più bui.
Quando il mondo sembrava morire intorno a me, sapevo che il Dottore non lo avrebbe fatto.
Dovevo solo aspettare e prima o poi sarebbe apparso nella sua cabina blu.
Non mi conosce ancora, non mi sono mai rivelata a lui.
Prima o poi lo farò, ma non ho fretta, ho tutto il tempo del mondo.
Ce l'ho davvero.
Finché mi basterà osservarlo in segreto, aspetterò.
E, sapendo che alla fine lui mi capirà completamente, aspettare è gradevole.
Mi ha dato speranza.
Mi ha dato sogni.
Così il Dottore ha cambiato la mia vita immortale.