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Not the Same Guy I Once Knew

Chapter Text

Miriam si svegliò di colpo nel sentire la porta che si apriva.
- Marian? - Chiamò, pensando che l’altra donna fosse tornata, e rimase senza fiato nel vedere Guy.
Si alzò di scatto per corrergli incontro, ma era ancora troppo debole e si ritrovò a terra, in ginocchio sul pavimento con la testa che le girava e lo stomaco sconvolto dalla nausea. Con un gemito, afferrò il secchio.
Guy la raggiunse, preoccupato.
Si inginocchiò accanto a lei per aiutarla mentre stava male e, quando ebbe finito, Miriam si rannicchiò tra le sue braccia e gli appoggiò la testa sulla spalla.
- Sei tornato. - Disse debolmente, scoppiando in lacrime di sollievo.
Guy la baciò sulla fronte.
- Già, e guarda che bel benvenuto…
Miriam sorrise nonostante il malessere.
- Scusa.
- Di nuovo influenza?
- No. Ma io e Marian non dobbiamo più cucinare. Mai più.
Guy la fissò.
- Stai così male perché hai mangiato qualcosa che avete cucinato voi?
- Un panino.
Guy scoppiò a ridere e anche Miriam sorrise.
- Lo so, è assurdo, vero? Eravamo in due e non abbiamo pensato di controllare se il prosciutto fosse scaduto. E non ci siamo accorte che era andato a male.
Gisborne le accarezzò il viso con tenerezza.
- Ora sono qui, mi prenderò cura di te. Hai già chiamato Alicia? Ti ha già detto cosa prendere?
Miriam scosse la testa.
- Mi sono addormentata. Marian è appena uscita per andare a prendere i bambini a scuola, dovrebbero essere qui tra poco.
Guy la guardò, allarmato.
- Marian è andata a prendere i bambini? Quando?
- Alla solita ora. Devo aver dormito per qualche minuto.
Miriam lo sentì irrigidirsi e lo guardò, improvvisamente preoccupata.
- Guy? Cosa c’è?
- Se è uscita alla solita ora, non hai dormito solo per qualche minuto! Fuori è già buio!
- Cosa?! Ma dovrebbero essere tornati da ore! Dobbiamo andare a cercarli!
Miriam cercò di alzarsi in piedi per correre verso la porta, ma Guy la fermò e la costrinse a sedersi sul divano.
- Ci vado io. Tu aspettami qui e chiama Alicia.
Corse fuori prima che Miriam potesse protestare e cercò di calmarsi nonostante tutto: farsi prendere dal panico non sarebbe servito a niente.
Era appena arrivato in strada quando una macchina della polizia si fermò davanti alla palazzina e Guy rimase a fissarla, senza trovare la forza di muoversi.
Aveva il terrore che gli agenti sarebbero scesi e gli avrebbero comunicato qualche disgrazia: avrebbero raccontato che era successo qualcosa di brutto ai suoi bambini e lui avrebbe ascoltato senza sentire davvero, continuando a ripetersi che da quel momento in poi la vita sarebbe stata completamente diversa. Vuota.
Poi la portiera dell’auto si aprì e Robin e Isabella saltarono fuori, sani e salvi.
- Papà! - Gridò la bambina, correndogli incontro e un momento dopo sia lei che Robin erano tra le braccia del padre, stretti al suo cuore.
Anche Marian scese dall’auto, lo guardò, sorpresa, e lo raggiunse per stringerlo in un abbraccio.
Guy la guardò, stupito da quel contatto inaspettato e la ragazza gli lanciò uno sguardo di intesa, poi si avvicinò ancora di più per fingere di baciarlo su una guancia.
- Ho detto di essere Miriam. - Gli disse all’orecchio. - Vogliono farmi delle domande, ma devo parlare con lei, prima.
Guy la tenne stretta.
- Cosa è successo? Dove eravate? - Sussurrò, ma prima che Marian potesse rispondere, uno degli agenti si avvicinò.
- Lei è il marito della signora?
Guy annuì.
- Cosa è successo?
- La signora e i bambini sono stati aggrediti da un uomo armato di coltello.
- Faceva paurissima, papà! - Disse Isabella. - Ma zi… la mamma lo ha fermato!
- Quando siamo tornati col poliziotto, quell’uomo era per terra e sembrava morto! - Continuò Robin, con entusiasmo.
Guy lanciò uno sguardo a Marian e la ragazza lo fissò con aria innocente, ma compiaciuta.
- Dovremo fare qualche domanda alla signora. - Disse l’agente e Marian annuì.
- Vi dispiacerebbe darci un po’ di tempo per mettere a letto i bambini? Sono stanchi, agitati e hanno preso un bello spavento.
L’uomo annuì, comprensivo.
- Certo, torneremo tra un po’.

Miriam si era alzata dal divano per cullare Meg, che si era svegliata piangendo. Occuparsi della figlia più piccola l’aveva aiutata a distrarsi un po’ sia dal suo malessere che dall’angoscia che provava per gli altri due bambini.
Ma poi Meg si era riaddormentata, Miriam era stata costretta a correre di nuovo in bagno e poi era tornata a crollare sul divano, con le gambe che le tremavano. Per quanto desiderasse andare a cercare i figli, doveva ammettere che Guy aveva avuto ragione a costringerla a restare a casa: così debole e malandata sarebbe stata solo di intralcio.
Guy è tornato. Li riporterà a casa.
Aveva appena preso il telefono e stava per chiamare Alicia, quando la porta di casa tornò ad aprirsi e Robin e Isabella corsero dentro, seguiti subito dopo da Guy e Marian.
Miriam scoppiò a piangere e anche i bambini si misero a piagnucolare, esausti e sfiniti dalle troppe emozioni.
Dopo un po’, Guy prese entrambi in braccio ignorando il dolore al fianco ferito e li portò a letto.
- Dobbiamo fare il bagno, papà? - Chiese Robin, sbadigliando, e Guy scosse la testa.
- Credo che per stavolta possiamo fare un’eccezione. Avete fame? Volete che vi prepari qualcosa?
Nessuno dei due bambini rispose, tutti e due già profondamente addormentati.
Per un momento, Guy si sentì talmente esausto e dolorante che fu tentato di stendersi accanto a loro e cedere alla stanchezza, ma si costrinse a farsi forza e a tornare da Miriam e Marian.
Si lasciò cadere pesantemente sul divano e la moglie si strinse a lui, rifugiandosi nel suo abbraccio.
Guy le accarezzò la schiena, trovando anche lui conforto in quel contatto. Marian, seduta accanto a Miriam, era l’unica che sembrava essere in ottima forma, e piuttosto soddisfatta di se stessa.
- Allora, raccontaci tutto. - Disse Guy e Marian obbedì, descrivendogli l’aspetto dell’uomo che li aveva attaccati e le parole che aveva detto.
Miriam sussultò.
- Sai chi era? - Chiese Marian. - Sembrava che ce l’avesse proprio con te.
- Qualche mese fa l’associazione aveva dato aiuto a una donna che veniva maltrattata e minacciata dal marito, un uomo violento e spesso ubriaco e drogato. Gli assistenti sociali la hanno aiutata a iniziare una nuova vita, lontana da quell’uomo ed ero presente anche io quando abbiamo portato via i bambini dalla vecchia casa. Il marito non doveva essere lì, ma è tornato all’improvviso, facendo una scenata e minacciando tutti i presenti. Gli agenti di polizia volevano arrestarlo, ma è scappato prima che potessero fermarlo. In qualche modo deve aver scoperto il mio nome e sapeva che faccio quella strada tutti i giorni… - Miriam divenne ancora più pallida. - Oh, Guy! Deve avermi spiata per chissà quanto tempo! E voleva fare male ai bambini…
Gisborne guardò Marian.
- Ma certo! È per questo che sei qui! Tu sei forte, agile e sai combattere! Sei riuscita a sconfiggere quel criminale, quando invece Miriam non avrebbe potuto farlo! Hai salvato i nostri figli!
Marian sorrise.
- Allora siamo pari. - Disse, e un attimo dopo era sparita.

Alicia era arrivata mentre gli agenti di polizia stavano andando via, aveva visitato Miriam e le aveva fatto un’iniezione per alleviare la nausea, poi aveva intimato a Guy di prendere un antidolorifico e di mettersi a letto anche lui.
La dottoressa si avviò alla porta, sorridendo a Guy per incoraggiarlo.
- Non so chi di voi due sembri più distrutto. Tornerò domani mattina per controllare che siate ancora vivi e poi porterò io i bambini a scuola. Voi cercate di riposare e domani andrà meglio.
Guy la salutò con un bacio sulla guancia, prese le pillole che gli aveva dato e le ingoiò con un bicchiere d’acqua, poi si spogliò in fretta e si infilò a letto accanto a Miriam.
Era più stanco di quanto non fosse mai stato, ma non riuscì ad addormentarsi. Gli ultimi giorni erano stati troppo densi di emozioni e ogni volta che provava a chiudere gli occhi rivedeva i corpi dei banditi che aveva ucciso oppure si ritrovava a immaginare quello che sarebbe successo se non ci fosse stata Marian al posto di Miriam quando quell’uomo l’aveva aggredita...
- Guy?
Gisborne si girò verso la moglie.
- Ti senti male? Vuoi che ti passi il secchio? - Chiese, premuroso, e Miriam si avvicinò, premendo il proprio corpo contro quello di Guy.
- No, ora mi sento meglio, i crampi sono passati e non ho più la nausea.
Guy la baciò in fronte.
- Riposa, allora, ne hai bisogno.
Miriam gli passò una mano sulla nuca, affondando le dita tra i suoi capelli e giocherellando con le ciocche ondulate.
- Il tuo viaggio è stato duro, vero?
- Come fai a saperlo?
- Ormai ti conosco, Guy. Lo sento.
Guy la tenne stretta e Miriam lo sentì trattenere un singhiozzo soffocato.
- È stato orribile. Ho dovuto fare cose…
Miriam gli mise un dito sulle labbra.
- Domani mi racconterai tutto, ora non ci pensare. Sei qui, i bambini stanno bene e noi siamo insieme, tutto il resto non conta.
Guy annuì.
Era vero.
Sono qui. Con te. Al sicuro.
Chiuse gli occhi e riuscì a rilassarsi, cullato dal dolce calore del corpo della moglie.
Tra le sue braccia, Miriam dormiva già e anche Guy finalmente scivolò nell’oblio del sonno.