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And like the cycle of the year, we begin again [Italiano}

Chapter Text

Cadde nell’oscurità circondato dalle urla di Merlin.

“Arthur! No! Arthur!”

Non appena uno strano peso si insinuò nelle sue ossa, Arthur ebbe un ultimo malinconico pensiero:

Se la Morte stessa non riusciva a forzare Merlin ad obbedirla, allora che chance poteva avere mai avuto lui, un semplice re?

Arthur voleva riferire al suo amico questa battuta, per mutare il pianto disperato di Merlin in un’acuta risata. Ma non aveva più la forza di parlare. Non aveva più la forza di fare niente. Certamente non di combattere questa pesantezza che lo schiacciava. Giù, affondava, via dalla sua vita e dalle sue terre, dal suo castello e dalle sue campagne, dai suoi amici e dai suoi nemici.

Al suo fianco Merlin gridava la sua rabbia al destino, al fato e agli spiriti del mondo, le sue parole cariche di così tanto potere, che Arthur riusciva a percepirlo risuonare nelle sue ossa.

“Non posso perderlo! E’ mio amico!”

L’intera struttura del mondo si increspava e si impennava sotto l’influsso delle suppliche di Merlin. Ma l’oscurità non allentava la sua morsa.

Arthur si lasciò stringere nel suo tiepido abbraccio, sollevato di lasciarsi indietro tutta la sofferenza e il senso di perdita, tutte le battaglie e i tradimenti. Grato di essere giunto al suo riposo, finalmente.

Eppure...

Arthur si sforzò di concentrarsi un’ultima volta sul mondo dei vivi. Di portare con sè un ultimo ricordo. Solo uno, da trattenere, mentre dormiva.

La sensazione del suo corpo trasportato su soffici onde. Di gocce di acqua salata sulle sue guance. Di rochi singhiozzi misti a parole sussurrate di incommensurabile potere. Di una calda, morbida mano appoggiata sulla sua fronte.

Merlin, pensò.

E quel nome era un addio, un grazie e una promessa, tutto in uno.

Ma a quel punto il mondo svanì.

E fu tutto oscurità e pace.

Non c’era tempo, dove si trovava, eppure riusciva a sentire gli anni che trascorrevano. Non c’era neppure coscienza, eppure in qualche modo sapeva che tutto quello che aveva conosciuto se ne era andato.

Erano semplici fatti, scevri da emozioni. Niente aveva importanza lì. Lui semplicemente esisteva. E quello era tutto.

A volte, comunque, un mormorio dal mondo dei vivi penetrava quel nulla senza tempo, toccandolo nel buio.

Ricordi fluivano, brevi, ma intensi. Guglie di un castello scintillante e spade che stridevano l’una contro l’altra, risate e tradimenti, amore e amicizia, una calda mano sulla sua fronte e occhi blu che cercavano il suo viso, e una voce strozzata che gridava il suo nome.

Arthur...

L’oscurità cancellava via tutto ogni volta.

Dall’interno del suo nulla senza tempo, il mondo girava e girava, il sole sorgeva e tramontava, le generazioni degli uomini vivevano e morivano, crescevano e cambiavano, trasformandosi in qualcosa oltre la sua immaginazione.

Arthur...

Ancora e ancora quella voce sarebbe giunta a lui, accarezzandolo con dolcezza nel vuoto. Forte o flebile. Sofferta o allegra. Ogni volta ricordandogli chi era, chi era stato, chi avrebbe dovuto essere, anche solo per un momento.

Fu così per molto tempo.

Finché, piuttosto improvvisamente, non più.

Arthur... per favore...

Questa volta, la voce portò un flusso di ricordi e emozioni e vita che non si affievolì.

“Merlin”, pensò.

Arthur si levò dall’oscurità, concentrandosi sulla voce; che, questa volta, lo lasciò andare.

“Arthur”, chiamò la voce.

Si concentrò su quel nome, con tutto ciò che era.

E allora quel pensiero ancora: Merlin...