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Perpetual Stalemate

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(Posizione critica -> è un momento di rottura, quando c’è un possibile cambio della gerarchia degli elementi strategici. Si deve prendere una decisione in vista di un possibile cambio, una possibile modifica della struttura pedonale o una posizione che si verifica alla fine di una sequenza di mosse forzate.)

 

 

Un dolore acuto si propagò nel mio petto, facendomi svegliare di colpo. L’ossigeno faticava ad arrivare ai polmoni e la voce mi si bloccò nella gola, impedendomi di chiedere aiuto. Strisciai a fatica giù dal letto e mi appoggiai al comò della camera. Osservai il riflesso nello specchio e vidi un lampo rosso illuminarmi gli occhi. Ero diventato un Alpha!

Poteva significare solo una cosa: era successo qualcosa a Laura durante la perlustrazione nel bosco. I miei genitori erano morti tre anni prima a causa di un incendio che ci aveva portato via tutto, ma ai cacciatori non era bastata la scomparsa di mamma e papà. No, loro volevano sterminare l’intero Branco. Per quel motivo vivevamo costantemente in fuga. Ci muovevamo da un posto all’altro senza mai fermarci troppo spesso proprio per cercare di confondere le nostre tracce e rendere difficile individuarci.

Tentai a fatica di non farmi prendere dal panico e di ricordare invece cosa mi aveva detto Laura quando eravamo arrivati nel luogo dove ancora mi trovavo. Andai in cucina e aprii il cassetto sotto al tavolo: dentro c'era una busta di plastica contenente alcuni documenti e, speravo, il numero di qualcuno che potesse aiutarci. Laura infatti tendeva a scegliere cittadine disperse nel nulla ma abbastanza vicine a Branchi che in passato avevano collaborato con i nostri genitori.

Andai a svegliare Cora e Isaac.

«Ehi, ragazzi, dobbiamo andarcene. Subito!» sussurrai scuotendoli.

Isaac fu il primo ad aprire gli occhi. Il suo sguardo era spaventato, quasi sicuramente aveva già intuito in la situazione: in fondo non era la prima volta che ci trovavamo a fuggire nel cuore della notte.

«Coraggio cucciola, svegliati» continuai.

Cora si svegliò di malavoglia, sfregandosi gli occhietti assonnati. La presi in braccio e mi avviai verso l’uscita. Prima di varcare la porta che dava sul cortile, usai il mio udito sviluppato per assicurarmi che nei paraggi non ci fosse nessuno. Silenzio assoluto: avevamo ancora un po’ di tempo prima che i cacciatori arrivassero anche da noi. Presi Isaac per mano e cominciai a correre a perdifiato per il bosco, cercando di arrivare a destinazione il prima possibile. Sentii dei lievi rumori provenire da un punto imprecisato alle nostre spalle. Dovevamo muoverci o ci avrebbero raggiunto presto e non potevo permettere che catturassero anche noi.

Alla vista del lago non potei fare a meno di tirare un grosso sospiro di sollievo. Laura si era preoccupata di ormeggiare una barca vicino al ponte già pronta per un’eventuale fuga. Salimmo velocemente e levai l’ancora. Guardai la riva allontanarsi e strinsi forte a me tutto ciò che mi era rimasto.

Quando fui certo che fossimo al sicuro portai i miei fratellini sottocoperta e tentai di rassicurarli il più possibile. Per quanto fossero solo ragazzini avevano capito perfettamente quello che era successo senza bisogno di chiedermi nulla. Da quando i cacciatori avevano ucciso i nostri genitori la nostra vita era stata turbolenta e senza nessun luogo da poter chiamare casa. Laura, che con la morte della mamma era diventata la nostra Alpha, si era fatta carico di noi tre e aveva cominciato a sottopormi a un rudimentale addestramento, in modo che fossi pronto a sostituirla nel caso le fosse successo qualcosa. Purtroppo la costante fuga ci aveva tolto la maggior parte del tempo e delle energie, e i miei vent’anni mi rendevano troppo giovane e inesperto per potermi occupare di due Beta di soli dieci e quindici anni.

Quando i ragazzi finalmente riuscirono ad addormentarsi tirai fuori la busta che Laura mi aveva lasciato e rovesciai il contenuto sul tavolo. Dentro c’erano una carta di credito, dei documenti, un cellulare e un foglio piegato in quattro. Aprii il pezzo di carta e sopra ci trovai un numero di telefono e un nome: Stilinski. Sospirai passandomi una mano tra i capelli. Stilinski era conosciuto nel mondo dei mannari con il titolo di Grande Alpha: era un licantropo estremamente altruista e, per quel che ne sapevo, non aveva mai negato a nessun lupo in difficoltà il suo aiuto. Anche i miei genitori ci avevano avuto a che fare, ma non avevano mai voluto spiegarmi la ragione. L’unica certezza che avevo era che dovevo fidarmi di lui, dal momento che il mio addestramento era decisamente incompleto: da solo non sarei riuscito a proteggere i miei fratelli.

Non avevo altra scelta se non comporre quel numero, sperare che rispondesse e che le voci sul suo conto fossero vere. Portai il telefono all’orecchio contando mentalmente gli squilli. Uno. Due. Tre.

«Pronto» disse una voce roca, probabilmente a causa del sonno interrotto.

Ripresi a respirare, accorgendomi solo in quel momento che stavo trattenendo il fiato. «Sono Derek Hale. Mi dispiace per l’ora, ma non sapevo cosa fare.» Finalmente potevo concedermi di farmi prendere dal panico.

«Ehi amico, tranquillo. Cerca di spiegarmi cos’è successo» replicò lui con una voce più squillante.

«I cacciatori hanno ucciso mia sorella. Mi sono svegliato ed ero un Alpha, solo che non sono pronto. Sono scappato con i miei fratelli più piccoli, ma non posso proteggerli in queste condizioni.»

«Adesso dove siete?»

«Su una barca che Laura aveva preparato in caso di fuga. Abbiamo appena raggiunto il fiume. Seguendo la corrente arriveremo al mare domani mattina.»

«Ok. Ok, adesso ti darò il mio indirizzo e appena potrete ci raggiungerete. Una volta qui decideremo il da farsi. Va bene?»

«Ok.»

Mi diede il suo indirizzo e mi salutò prima di mettere giù.

Forse non tutto era perduto: avevamo ancora una speranza. Mi augurai solo di essere abbastanza forte.