Actions

Work Header

Things you said (Le cose che hai detto)

Chapter Text

Stiles è ubriaco. È così sbronzo che il mondo sembra un posto fantastico e i vuoti cosmici alla festa di diploma al loft di Derek fanno un po’ meno male del previsto. È tutto un po’ troppo allegro, troppo colorato, troppo finto, ma l’alcol aiuta e la musica rimbomba e cosa importa se fra pochi mesi saranno tutti sparpagliati ai quattro angoli del paese, fra MIT, Stanford, Princeton, California State e Columbia? Cosa importa se fra qualche mese lui e Derek saranno a 3000 miglia di distanza?
Nonostante la quantità industriale di birra che ha trangugiato e che gli si agita nello stomaco e nella testa, Stiles fa uno sforzo per alzarsi e attraversare la stanza. Si appoggia al muro, giusto per essere certo di non finire per terra di faccia. «Come butta, Lupo Musone?»
Derek gli rivolge una smorfia condiscendente e solleva un sopracciglio. Fottuti Lupi Mannari, loro e la loro immunità anche all’alcol.
«Festa con il botto, eh?» biascica Stiles. Non ci può fare niente, più Derek si chiude nel suo mutismo, più lui ciancia a 1000 all’ora, possibilmente dicendo cose imbarazzanti o facendo la figura del coglione. «Cazzo, fermate il mondo… sono sbronzissimo!»
Derek scuote la testa e scola la bottiglia che ha in mano, mentre osserva il gruppetto di ragazzini che ballano (Danny, Mason e Malia), chiacchierano (Lydia e Isaac il redivivo), bevono (Brett e Liam) e si sbaciucchiano (Scott e Kira, ovviamente).
Sembra una scena già vista, un copione già scritto. Stiles muore dalla voglia di intavolare una conversazione, una qualsiasi, ma più è disperato e più Derek si allontana. Lydia versione 2.0, con l’aggravante che allora lei era una cotta idealizzata, una persona che viveva su un altro piano dell’esistenza. Con Derek non si può concedere nemmeno questo lusso: si sono salvati il culo a vicenda troppe volte, porco mondo.
Stiles rovescia la testa all’indietro e alza gli occhi verso il soffitto per resistere alla tentazione di appoggiarsi alla spalla di Derek. Le parole che gli escono di bocca sono un po’ un estremo tentativo, un po’ la voce della birra dotata di libero arbitrio. «Mi mancherai.»
Derek stringe la presa sul collo della bottiglia che regge fra le dita ed emette un sospiro tagliente come la lama di un rasoio.
Stiles aspetta con trepidazione la sua risposta. Dopo una bomba del genere Derek dovrà pur dire qualcosa, no? I bassi della musica troppo alta gli riverberano nello stomaco. Nient’altro.
Quando si volta a guardarlo, Derek ha le labbra serrate e lo sguardo fisso davanti a sé. Dopo un istante la sua postura si rilassa impercettibilmente e Stiles vorrebbe svanire nelle crepe del pavimento, perché ormai ha capito.
Anche stavolta Derek non gli rivolgerà nemmeno una parola.