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A Flame in the Lantern

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Il suono degli zoccoli di due cavalli al galoppo risuonava lungo la strada per Nottingham.
Robin di Locksley era curvo sulla sella, proteso in avanti e concentrato a scegliere la traiettoria migliore per non perdere nemmeno un secondo. Affiancato a lui, Guy di Gisborne cavalcava con lo stesso impegno, fermamente deciso a non restare indietro.
I due uomini voltarono la testa per guardarsi e si scambiarono un identico sogghigno, poi entrambi spronarono i cavalli nel medesimo istante, spingendoli ad aumentare il passo.
Sia Guy che Robin sapevano bene che poco più avanti la strada curvava e che gli alberi che la costeggiavano limitavano la visibilità, ma nessuno dei due era disposto a rallentare per primo, concedendo la vittoria all'avversario.
Del resto a quell'ora del mattino era improbabile che ci fossero molti viaggiatori in cammino ed era ancora meno probabile che fossero proprio dietro quella curva, perciò né Guy né Robin trattennero i loro cavalli e affrontarono la svolta ad alta velocità, solo per trovarsi di fronte a un carro carico di bauli e bagagli tirato da due cavalli da tiro e scortato da tre uomini a cavallo.
Guy tirò le redini con un'imprecazione e il suo stallone nero cercò di fermarsi prima di travolgere quell'ostacolo improvviso, ma i suoi zoccoli scivolarono sul fango della strada e il cavallo di Guy piombò in mezzo agli altri tre, sfiorandoli appena, ma facendoli impennare. I tre uomini a cavallo finirono a terra in una pozzanghera fangosa, mentre le loro cavalcature fuggirono lungo la strada, spaventate.
Robin invece finì per tagliare la strada ai cavalli da tiro, facendoli imbizzarrire. Il carro, carico di bagagli e sbilanciato dal loro peso si inclinò su un lato e si rovesciò di fianco.
Guy riuscì a calmare lo stallone nero e guardò il disastro che lui e Robin avevano combinato, concedendosi un sospiro di sollievo nel notare che nessuno dei tre uomini caduti da cavallo sembrava ferito se non nell'orgoglio.
Lanciò uno sguardo a Robin e notò che l'amico aveva un'espressione a metà tra colpevole e divertita e si ritrovò a trattenere un sorriso a sua volta nel vedere quanto fossero coperti di fango i tre malcapitati.
Il più anziano tra i tre era rosso in viso per la rabbia e li ricoprì di insulti, dopo aver estratto una spada dalla lama spezzata che iniziò a sventolare in aria. Robin cercò di mostrarsi contrito, ma di fronte a quell'ometto furioso dai capelli grigi spettinati che sporgevano in tutte le direzioni, coperto di fango dalla testa ai piedi che li minacciava con un moncone di spada, scoppiò a ridere apertamente, come un monello troppo divertito dalle proprie imprese per potersi pentire dei guai combinati.
- Chiedo scusa, signore. - Disse sfacciatamente tra una risata e l'altra. - Ma siete comunque fortunato, qualche mese fa vi avrei anche derubato di un decimo dei vostri averi. Vi aiuterei con il carro, ma sfortunatamente abbiamo molta fretta, con questa potrete assoldare qualche bracciante che possa rimetterlo in strada. - Robin lanciò una moneta ai piedi dell'uomo e ridacchiò ancora vedendola atterrare nel fango e schizzare l'unico punto dei suoi vestiti ancora pulito. - E chissà, forse avanzerà abbastanza per comprare una spada che abbia una lama intera.
Spronò il cavallo, lanciandolo al galoppo lungo la strada e fece cenno a Guy di seguirlo.
Gisborne esitò per un attimo poi lo imitò, affrettandosi a raggiungerlo.
- Forse avremmo dovuto fermarci ad aiutarlo. - Disse all'amico. - Dopotutto li abbiamo quasi travolti, avremmo potuto ferirli o peggio…
Robin alzò le spalle.
- Questo è vero, ma per fortuna non è successo nulla di grave. Perderanno solo un po' di tempo a recuperare i cavalli e a raddrizzare il carro, ma la moneta che gli ho dato compenserà abbondantemente il disturbo. Doveva essere un mercante diretto al mercato, non credo che gli capiti tutti i giorni di ricevere dell'oro in cambio di un po' di fango.
Guy si voltò a guardare indietro: ormai si erano allontanati parecchio, ma poteva vedere che quell'uomo continuava ancora ad agitare la spada spezzata in preda all'ira.
- Però…
- Tu torna pure indietro se vuoi rimediare un altro po' di insulti, ma vuoi fare davvero tardi al consiglio dei nobili?
- No, ovviamente. Ma non saremmo in ritardo se non avessi dovuto aspettarti così a lungo.
- Isabella aveva voglia di mangiare un determinato tipo di focaccine alle mele che solo una delle donne di Locksley è capace di fare. Ho dovuto tirarla giù dal letto e convincerla a mettersi a cucinare, quindi se ho fatto tardi lamentati con tua sorella.
- Mia sorella adesso è tua moglie ed è tuo dovere renderla felice. - Disse Guy, con un sorriso.
- Appunto. Preferisco fare felice lei, anche se ciò significa che non possiamo fermarci ad aiutare quel mercante.
I due continuarono a galoppare in silenzio per un po', poi Guy si rivolse a Robin.
- Cosa credi che succederà al consiglio? È stata una convocazione urgente e inaspettata, non dobbiamo pagare le tasse prima di due settimane.
- Ormai deve essere arrivata la notizia ufficiale della morte di Vaisey, forse eleggeranno un nuovo sceriffo.
Guy non disse nulla per qualche attimo, poi annuì. Un tempo avrebbe desiderato quella carica con tutto se stesso, ma ormai sapeva benissimo che non poteva sperarci, era già stato estremamente fortunato ad aver potuto tenere Knighton, e in ogni caso non era più tanto sicuro di volere un incarico gravato da tanta responsabilità.
Aveva le sue terre, la sua famiglia e i suoi amici e si sentiva perfettamente felice e soddisfatto così.
Il potere non gli sembrava più tanto importante come un tempo ora che aveva ottenuto una vita serena.
- Potresti essere tu. - Disse, senza provare la minima invidia. - Con tutto quello che hai fatto per Nottingham in questi anni te lo meriteresti.
Robin non cercò nemmeno di mostrarsi modesto e sorrise compiaciuto.
- Di certo non sarebbe difficile essere uno sceriffo migliore del precedente. Se fosse così, vorresti riavere il tuo posto come Maestro d'Armi?
Guy rifletté per un attimo poi scosse la testa.
- Credo proprio che lo lascerò ad Archer. Per te potrei riprenderlo, se proprio lo volessi, ma preferirei di no. Sono stanco di combattere.
Robin sogghignò.
- Tra un po' mi dirai che ti sei stancato anche di fare il Guardiano Notturno.
Guy scoppiò a ridere.
- Non potrei smettere di farlo neanche volendo, lo sai. Ora che Robin Hood non è più un fuorilegge chi potrebbe aiutare i bisognosi, altrimenti?
- Non ho smesso di aiutare i poveri, lo sai benissimo, solo di rubare ai ricchi. I profitti di Locksley servono a beneficiare chi non riesce a tirare avanti.
- Anche il Guardiano Notturno ha smesso di derubare la gente, senza lo sceriffo e i suoi alleati non sarebbe più giusto e nemmeno tanto soddisfacente, ma continuo a distribuire ciò che posso. Se lo facessi come Guy di Gisborne non lo accetterebbero, lo sai bene. In molti non si fidano di me.
Robin gli sorrise.
- Ma alcuni lo fanno. La gente di Knighton ti rispetta, ormai.
Gisborne annuì, con un sorriso soddisfatto.
I due uomini rallentarono il passo dei cavalli mentre entravano a Nottingham.
- Come sceriffo potresti concedere qualche terra ad Allan. - Suggerì Guy. - Merita una ricompensa per tutto quello che ha fatto per noi.
- Anche Much potrebbe avere la sua Bonchurch. La desidera da così tanto tempo che quando la otterrà non gli sembrerà vero.
- E finalmente gli scoiattoli di Sherwood potranno concedersi un sospiro di sollievo. - Concluse Guy con un sogghigno. - Anche se devo ammettere che non sono poi così male una volta arrostiti.
- Tu sei abituato a quello che ti prepara Marian, non puoi giudicare.
- Ho mangiato cose peggiori in vita mia. - Disse Guy a bassa voce e Robin notò un'ombra nel suo sguardo.
Robin e Guy scesero da cavallo e affidarono le redini agli scudieri del castello.
- Mi sorprende che Marian ti lasci fare il Guardiano Notturno senza protestare. - Disse Robin una volta che furono di nuovo soli, per distogliere Guy da qualunque ricordo che potesse averlo rattristato.
Gisborne sogghignò.
- Marian non si lamenta delle mie avventure come Guardiano Notturno a patto che io non mi lamenti delle sue. Probabilmente i contadini dei villaggi saranno un po' confusi dal vedere che improvvisamente ci sono due Guardiani Notturni, ma per ora nessuno si è mai lamentato.
Robin scoppiò a ridere ed entrambi presero posto nella sala grande.
Attesero a lungo senza che il consiglio dei nobili iniziasse e a un certo punto Robin si rivolse a uno degli altri lord.
- Cosa stiamo aspettando? Ci hanno convocato con tanta urgenza e ora ci fanno restare qui senza fare niente…
L'uomo a cui si era rivolto lo guardò con aria di sufficienza.
- A quanto pare oggi conosceremo il nuovo sceriffo, ma sembra che sia in ritardo.
La sala fu percorsa da un brusio e Robin si sentì strattonare una manica.
Si voltò a guardare Guy e si stupì nel vedere l'espressione inorridita che aveva sul volto.
- Che succede?
Guy non rispose e si limitò ad accennare alla porta che si apriva in cima alla scala, poi si coprì il volto con una mano con aria afflitta.
Robin alzò lo sguardo: affacciato alla balaustra c'era l'uomo che avevano travolto lungo la strada, con gli abiti ancora sporchi di fango e lo sguardo furioso.
- Non dirmi che… - Sussurrò Robin, lanciando uno sguardo a Guy.
- Temo di sì. - Rispose Gisborne in tono funereo.
- Signori, il mio nome è Arthur di Kingstone e sono il nuovo sceriffo di Nottingham. Mi scuso per il ritardo e per il mio aspetto poco presentabile, ho avuto uno sgradevole contrattempo lungo la strada.
Lo sguardo del nuovo sceriffo si fissò su Robin e Guy ed entrambi desiderarono di poter sprofondare.